Prove tecniche di volo. Ravioli di pesce spada con carciofi alla vaniglia.

Poi finalmente ho cominciato a piangere, e tutto s’è fatto buio, grigio e spaventoso. La crepa si è aperta, alla fine. Ho avuto il terrore puro di avere un pugno di sabbia tra le mani e ho tremato un giorno e una notte. Intanto all’alba s’è fatta Primavera. Chi sono? Cosa sto facendo? Queste le domande che mi tengono sveglia la notte e a cui devo rispondere ora coi fatti. Un anno fa sapevo chi ero e dove stavo andando, ma in un anno è cambiata tutta la mia vita e ora mi sento un personaggio in cerca di autore… e l’autore sono io. Che la mia forma stia già tutta dentro al marmo? Ormai è questione di pochi giorni, tra un paio di settimane si parte con le prime collaborazioni, e se da un lato non vedo l’ora di iniziare dall’altro vorrei che il mio anno sabbatico non finisse mai… No, non ho terra che mi regga in questo periodo, mi innamoro di ogni cosa che vedo e cambio idea ogni quarto d’ora, ma come fare diversamente, con tutta la Bellezza che c’è al mondo?

La Bellezza che ritrovo quando dismetto finalmente la malinconia e comincio a impastare. La farina fra le dita. Il composto che prende corpo. La pasta liscia sul dorso delle mani. La Bellezza di creare qualcosa da un insieme di elementi sconnessi. Così oggi ritorniamo a un po’ di cucina seria, sana e bella con un piatto assurdamente buono che ho imparato a fare a scuola, i ravioli di pesce spada con carciofi e vaniglia. Per chi fosse nuovo sul blog, la vaniglia, ovviamente, ce l’ho messa io. La ricetta è lunga e complicata, è divertente ma richiede un po’ di metodo, che voi ormai avrete capito quanto ne ho bisogno in questo periodo…

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E guardo fuori dalla finestra. Pesto di Stellaria.

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Non so dire esattamente quando, ma un giorno i cellulari sono diventati la nostra finestra sul mondo. Abbiamo iniziato a cercare notizie lì dentro, seguire le mode, condividere pensieri. A postare e sondare compulsivamente il teatrino dei commenti. Abbiamo smesso di guardare dentro alle finestre e abbiamo iniziato a controllare gli accessi su WhatsApp. Regrediti alla maturità emotiva di un sedicenne, abbiamo iniziato a guardare se una persona era verde sulla chat di Facebook giusto per capire cosa stava facendo in quel momento invece di chiamare. Abbiamo smesso di darci le pacche sulle spalle o meglio ancora un sano abbraccio che tanto ci sono i Like. Abbiamo smesso di telefonarci per uscire a bere una birra, tanto ci siamo visti online. Coi messaggi vocali abbiamo proprio smesso di chiamarci. Non più un tremito di voce, non più una pausa fra le parole… Abbiamo disincarnato un mondo intero sostituendolo con un surrogato virtuale. Ma là fuori, nel mondo vero, intanto la natura esplode. E aprendo la finestra, quella vera, la Bellezza di Marzo mi colpisce con la potenza del più bel quadro impressionista.

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L’antigelo: pasta al pesto e soppressata.

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Questo nuovo anno non è iniziato proprio benissimo, anche se non tutto il cielo è grigio, per fortuna. Prima mi si è allagato il bagno, poi il gelo mi ha fatto esplodere l’impianto di irrigazione ( e così mi si è allagato il giardino :O ), poi il PC ha iniziato a dare segni di cedimento e infine la mia macchina mi sta abbandonando. Colpa del gelo? Colpa degli astri? Non lo so, ma mentre impariamo a conoscerci, io e il nuovo anno, mi sono fatta i capelli rosa. Così, per dare un colpo di colore forte a queste gelide giornate di Gennaio. E li ho tagliati. A spazzola. Ora, devo dire che camminare per le strade ventose della mia città con la testa rasata è stata un’esperienza quasi mistica, ma almeno mi sono schiarita le idee. Ho bisogno di prendermi maggiore cura delle cose, a partire dall’ambiente in cui vivo: la casa, prima di tutto, gli oggetti che vi sono contenuti. Ma anche gli affetti, gli amici e le persone che incontro solo di tanto in tanto, o anche per la prima volta. E ho bisogno di rinnovare, se non si è capito. Sono andata alla ricerca di una macchina ibrida, che almeno se devo cambiarla do anche una mano al pianeta, o no? E ultimo ma non meno importante c’è questo caro e vecchio PC che mi distorceva tutte le foto e per una food-blogger vi lascio immaginare quanto confortevole possa essere. Fortunatamente il problema era risolvibile con due click, e infatti dicevo che comunque l’anno nuovo non porta solo noie, anzi. Al corso di cucina imparo ogni giorno delle cose fantastiche, che spero di riuscire a sviluppare in un percorso personale e originale, sul blog e nel lavoro. In questi giorni stiamo trattando la carne, che tanto mangio al ristorante quanto poco cucino a casa, come si nota anche dalla deserta sezione dei secondi di carne. Poi ci sono le collaborazioni sul nascere, ovvero quella costellazione di tanti piccoli e chissà se casuali incontri da cui nascono idee da sviluppare, che caratterizza sempre più questo periodo della mia vita.

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Ricomincio da zero. Il brodo di pollo

Ho cominciato l’anno scrivendo il post sul quaderno prima di passarlo sul PC, in una freddissima sera di inizio Gennaio come si faceva una volta, al tavolo da cucina con carta e penna, maglione pesante, luce soffusa, cagnolino alla mia sinistra, che sembriamo quasi uno di quei quadri seicenteschi che passa Rai5 in questo momento. E’ un inizio dell’anno che stenta a decollare, questo, con un raffreddore pervicace che non accenna a passare, poca voglia di fare alcunché, sonno perenne: così mi godo per quanto possibile l’ultima settimana di vacanza, con calma e senza fretta. Sento il bisogno di ripartire da zero, dopo gli eventi turbolenti ed esaltanti che hanno caratterizzato il mio 2016, perché l’ultima cosa che mi ha insegnato l’anno appena trascorso è che io delle basi non so proprio nulla. Pensavo di essere ad un certo definito punto, una cuochetta in potenza in attesa solo di essere limata da un facile corso di cucina, e invece quello che ho scoperto è che di base sono quasi a zero. E allora da zero riparto anche qui, con un semplice, profumato, corroborante brodo di pollo che ho imparato a fare a scuola. Il brodo non si presta ad essere altamente scenografico perciò vi risparmio una foto a mezza luce di una tazza piena di liquido: è la sostanza che conta, no?

E’ stato un mese silente, questo, ma altamente introspettivo. Ho deciso che non costruirò la mia casa dal tetto, ma da solide fondamenta: con impegno, esercizio, studio, pratica e formazione. E quando sarò soddisfatta di me e del mio lavoro allora verrà il tempo del forno nuovo, dell’impastatrice e di tutti gli altri regali che mi volevo fare: non un minuto prima! Mi ritrovo ad essere così severa perché mi sono resa conto che sono stata un po’ lassista con me stessa negli ultimi mesi: la  scuola per me ha significato anche questo, disciplina. Ho deciso che costruirò il mio nuovo mondo nel 2017 e che sarà un anno di crescita e di grandi, immense soddisfazioni. Intanto, mi godo una tazza di brodo fumante sul divano, fra le coperte, come da clichè, ma voi restate in attesa degli ulteriori utilizzi di questo pentolone!

Brodo di pollo

Ingredienti:

  • olio evo un filo
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 piccola cipolla rossa
  • 2 rametti di prezzemolo
  • 3 sovraccosce di pollo
  • 2 litri d’acqua fredda
  • sale grosso e fino
  • pepe in grani 5

Procedimento:

  1. Mettete a scaldare un filo d’olio in una pentola capace
  2. Lavate e mondate le verdure, tagliatele a cubetti di un paio di centimetri e mettetele a soffriggere nella pentola per circa 5 minuti.
  3. Lavate e mondate la carne e mettetela a soffriggere con le verdure: fate tostare il tutto per 5 minuti girando la carne di tanto in tanto.
  4. Aggiungete un generoso pizzico di sale grosso e il pepe e fate tostare qualche altro minuto.
  5. Coprite tutto con l’acqua fredda.
  6. Fate sobbollire per circa 2 ore.
  7. Una volta ultimata la cottura, lasciate rafreddare per una notte e l’indomani filtrate il brodo.

Eredità familiari e nuovi percorsi. La pasta coi broccoletti

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Quando devo prendere una decisione importante nella mia famiglia trovo sempre un porto sicuro. Quando ho voluto lasciare il lavoro i primi con cui ne ho parlato sono stati mamma e papà, e da loro ho trovato consigli bilanciati e il coraggio di fare il grande passo. E’ una relazione che ho rimparato ad amare immensamente in età adulta, quando finiti gli spasmi d’indipendenza adolescenziali ho riscoperto la gioia di riaccoccolarsi nell’avvolgente abbraccio di papà o di un bacio di mamma. E’ da loro che corro appena ho una buona notizia, come quando un paio di settimane fa mi hanno invitato in radio a presentare il blog, o come quando ho fatto i biglietti da visita. A loro ho detto per primi dello show cooking a cui mi hanno invitato domenica prossima, da loro mi autoinvito spesso a cena, e a volte rimango pure a dormire solo per la felicità di fare colazione insieme. A 36 anni sento di poter dire che devo tutto alla mia famiglia, e sarà l’aria del Natale che incombe ma non sto più nella pelle dalla voglia di andare a trovare nonna, zie, zii e cuginame… le mie radici, insomma, con cui ho voglia di stringermi in un grande abbraccio.

La pasta coi broccoletti l’ho ereditata da mia madre.  E’ una di quelle ricette facilissime da fare ma che sono così gustose che non si possono dire a parole, vanno semplicemente provate. Il profumo dell’aglio e del peperoncino che avvolgono questa pasta sfuggono a qualsiasi tentativo di descrizione. E’ una ricetta del Sud-Italia, dove spesso le verdure si cuociono direttamente nell’acqua con la pasta: mia nonna fa così anche le orecchiette con le cime di rapa, ma questo blog è troppo giovane, e le mie mani troppo inesperte, per postare le orecchiette fatte a mano. Da cui i rigatoni 😀 Ma forse, e dico forse, fra qualche settimana potrei inaugurare la stagione della pasta fresca di Soul of Food. Perché  ho fatto il grande passo: mi sono iscritta alla scuola professionale di cucina, e dalla settimana scorsa sono alle prese tutte le mattine con roux, fondi, creme, zuppe, vellutate e da ieri con gnocchi, pici e tagliatelle 🙂 La sveglia presto mi ha voluto vedere in faccia perché mi ero un tantino viziata ultimamente, ma il motore è forte, anzi fortissimo: il mio progetto di vita sta prendendo finalmente forma e inizia fra i banchi, anzi, tra i fornelli. Così oggi vi lascio questa ricetta delle mie origini, mentre spicco il volo verso nuovi orizzonti, culinari e spero presto anche professionali 🙂

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Un giorno di pura ispirazione con Hèléne Dujardin. Gnocchetti sardi con feta greca e peperoni rossi

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Non voglio proprio lasciarla andare, quest’estate. Coi suoi colori e i suoi profumi, voglio che rimanga con me ancora per un po’. Il tempo mi aiuta, con queste belle giornate calde, a tenerla stretta al cuore e a non pensare che siamo già a Ottobre. A Ottobre avrei dovuto avere le idee chiare e le carte pronte e invece sono ancora qui, senza i compiti fatti e con le idee ancora tutte all’aria. A farmi sognare ancora di più a occhi aperti è stato il regalo che mi sono fatta per il mio compleanno, il fantastico workshop di food photography di  Hèléne Dujardin, tenutosi allo studio di Giulia un paio di sabati fa. L’ ambientazione era pazzesca: un bellissimo studio con una cucina enorme, un grande tavolo per noi studenti, qualche centanaia di props per sbizzarrirci nelle nostre foto e un maxi-schermo sul quale Hèléne ha proiettato le sue favolose slide. Il tutto accompagnato da un pranzo delizioso preparato dalla stessa Giulia, ai cui corsi vi consiglio di partecipare appena ne avete la possibilità: qui trovate il prossimo 🙂

Hèléne Dujardin è una fotografa professionista e una blogger molto famosa. Francese di nascita e americana di adozione, le sue foto sono pubblicate a livello internazionale su grandi riviste di cucina, per non parlare delle collaborazioni con case editrici e grandi aziende. Degli scatti di Hèléne amo l’uso sapiente della luce, l’attenzione ai dettagli, la composizione del setting, i colori magnifici.  Allo stesso tempo, ho adorato la sua semplicità e naturalezza durante il corso, la sua intraprendenza e la sua determinazione, oltre al fatto che ha fatto degli scatti meravigliosi in modo tale che sembrasse la cosa più facile del mondo.

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Oltre all’aspetto altamente tecnico di questi corsi, essi sono per me una boccata di ossigeno puro: così, armata fino ai denti di determinazione e voglia di fare, sono andata a comprare luce e diffusore con l’idea di mettermi subito al lavoro sui dolci autunnali. Ma come non bastano un paio di occhiali a fare un intellettuale, così non sono sufficienti due attrezzature nuove a fare lo scatto perfetto:  però ho tutto l’autunno per lavorarci su, quando fuori farà freddo e le giornate grigie saranno una vera sfida per l’obiettivo, quindi niente fretta e niente panico! Perciò oggi eccomi qui, in maniche corte e sandali, che vi pubblico una ricetta ancora molto estiva, con gli ultimi peperoni della stagione, mentre già zucche e castagne fanno la loro apparizione sui banchi dei fruttivendoli. Semplici e divertenti da presentare, gli gnocchetti sardi con i peperoni e la feta greca chiudono definitivamente la mia fantastica estate del 2016, forse la stagione più bella che io abbia vissuto da molti anni a questa parte, e spero che lo sia stata anche per voi 🙂

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Gesti lenti, ricette antiche. Spaghetti con foglie e fiori di zucchina

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A volte mi sembra di sognare. Era dal liceo che non facevo delle vacanze così lunghe. Mi sveglio tardi la mattina, bevo il caffè con calma, riprendo possesso dei miei tempi e dei miei spazi. Poi, in ordine sparso e casuale leggo, dormo il pomeriggio, prendo il sole, guardo qualche sit-com in americano per non  perdere l’orecchio, faccio l’aperitivo al bar. Ceno in giardino facendo finta, con un grande sforzo di immaginazione, di essere al mare, aspettando senza fretta le mie ferie vere. A volte esco dopo cena. L’altra notte ho visto l’alba! Erano secoli che non facevo nottata. Eppure c’è un filo sottile di senso di colpa a guastarmi la vita da pascià che sto facendo, perché per me era una vita inimmaginabile fino a un anno fa, così mi sono data dei tempi. Dal 1° di settembre ricomincerò a mettere la sveglia la mattina e inizierò a progettare seriamente cosa fare da grande. Anche se in realtà ci penso in continuazione già adesso, penso a cosa scrivere nel curriculum, a cosa non devo dimenticarmi di mettere. Alle sinergie e agli esperti, due cose di cui avrò assolutamente bisogno. Come se l’impiegato dentro di me ancora non avesse compreso davvero fino in fondo che per un periodo  è necessario fermarsi, fare un reset. Che questo è il tempo dei gesti lenti, che è il momento di usare il tempo per riavvicinarsi a tutto quel mondo che ha caratterizzato la mia tesi di laurea e che ho tralasciato proprio per mancanza di tempo, a un mondo rurale fatto di saperi antichi e caduti in disuso. E’ forse tempo che l’impiegata lasci il posto all’antropologa? A volte mi sembra davvero di sognare… 🙂 Continua a leggere

Linguine cacio e pepe con asparagina e il vuoto creativo

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Fra tre ore devo partire e non ho ancora fatto la valigia, ma quando l’ispirazione chiama, chiama, e va seguita al volo. Vi raccontavo un paio di settimane fa di quanta poca voglia avessi di fare qualunque cosa in questo periodo, e scrivere e cucinare rientravano purtroppo per un colpo di coda fra queste, ma in questi giorni ho piuttosto capito che il circolo è più vizioso di quanto avessi  inizialmente creduto. Jep Gambardella nel mio film preferito diceva: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”. Io questa scoperta devo averla fatta a trentacinque, ma a volte ho la sensazione di aver tolto così tanto da essere rimasta con un pugno di sabbia in mano. E’ che c’è vuoto e vuoto, e qui sta il punto: c’è un vuoto di silenzi, di occasioni mancate, di cose che uno proprio non ne può più di fare, dal piegare vestiti a leggere la posta in ufficio, che è quel vuoto che ti fa chiudere i battenti in cucina e sul blog e non ti fa mai alzare in tempo – e felice- dal letto la mattina. E poi c’è quel vuoto che invece può essere la caldera di grande creatività, se vi arde il fuoco giusto: il carburante è la gioia.  Un’altra grande scoperta che ho fatto di recente è che la gioia si propaga per contatto, e non è allora un caso che sia qui a scrivere mentre aspetto di incontrare una persona fantastica, che mi ispira pace, benessere, grande voglia di fare. Dite che di persone così dovrei vederne più spesso?

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Anche perché mi ero data un obiettivo chiarissimo, semplice, cristallino: scrivere un post a settimana. Ma visto che ho fallito l’obiettivo alla settimana 1, ammetto che se scrivere fosse il mio mestiere, di questi periodi  morirei di fame. Tuttavia non lascerò morire di fame voi, e così oggi vi presento l’ultima fatica di casa Soul of Food, un piatto delizioso che coniuga la morbidezza di una ricetta toscana classica, la pasta con cacio e pepe, e la croccantezza dell’asparagina, la regina di questo mese. Perché va bene il vuoto, ma un piatto così non si può che provare a farlo… 🙂

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Spaghetti con pesto di avocado e gamberetti

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Qui si procede a rilento, vogliate scusarmi! Spero che nel frattempo non vi siano marciti gli avocado, perché vi avevo promesso altre ricette con questo frutto e oggi finalmente riesco a pubblicarne una… perché non è che non ho tempo. E’ che spesso mi impigrisco o sono poco ispirata, così le mie ricette con le foto pronte stazionano nel PC a volte per settimane prima che arrivi il momento giusto per scrivere un post, e visto quanto vado a rilento ho già iniziato a fare un piccolo archivio per il prossimo inverno… già, perché intanto è arrivato Marzo, per quanto almeno qui si sia accompagnano a una tempesta d’acqua memorabile e io abbia un raffreddore orribile che pare pure indebellabile. Ma oggi è una giornata bellissima, soleggiata, che ispira pranzi al mare e passeggiate lunghissime, quindi lo spaghettino con il pesce, che è pure venerdì, ci sta a pennello!

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Spaghetti con pesto di avocado e gamberetti (per due persone)

1/2 avocado

qualche goccia di succo di lime

1 manciata di pistacchi

15 gamberetti

1 dito di vino bianco

1/2 spicchio di aglio

peperoncino

olio evo

sale

Sbucciate e frullate mezzo avocado insieme ai pistacchi, il succo di lime e un pizzico di sale. Aggiungete un filo d’olio, frullate ancora e tenete da parte. Lavate e sgusciate i gamberetti. In una padella, fate un fondo di olio, aglio e peperoncino. Fate soffriggere e mettete a cuocere i gamberetti. Sfumate con il vino bianco e fate cuocere qualche minuto. Una volta scolati gli spaghetti fateli saltare con il pesto di avocado a fiamma bassissima per 1 minuto. Aggiungete i gamberetti e servite.

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L’insalata che visse due volte e divenne una pastasciutta!

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Questa ricetta nasce come un’ insalatona per palati forti e finisce per diventare un condimento gustosissimo per una pastasciutta. La storia in realtà attraversa quasi un anno, giusto il tempo che tornasse la stagione del radicchio variegato, perchè l’ insalata in effetti l’avevo preparata un anno fa. Sfortuna volle che, mentre ce la mangiavamo e intanto pensavo a quanto ci poteva venire buona una pasta, la stagione di questo radicchio particolare fosse finita, e quindi nulla, quest’insalata rivive oggi la sua seconda vita. Il radicchio variegato ha un sapore delicatissimo, con sentori di nocciola, ed è molto tenero. Ho aggiunto la cipolla cruda, che io adoro in insalata, con l’unico accorgimento di tenerla un po’ di tempo a bagno una volta tagliata… Non che elimini completamente l’ effetto poco conciliante della cipolla in quanto a socializzare, ma come vi dicevo è un’insalata per palati poco raffinati! Se proprio volete ometterla, rimarranno comunque la feta greca, l’ ellenico formaggio fresco di capra, e i pomodorini secchi a dare un gusto deciso alla vostra insalata.

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