Un autunno incantevole e un Curry di cavolfiore

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Adoro il cielo color carta da zucchero di Novembre, la luce tenue e fioca di metà pomeriggio, l’aria fresca e pungente tirata dal vento che muove le foglie gialle. Adoro l’arancio acceso dei cachi sui rami spogli e neri come la pece; questa pioggia incessante che batte sui vetri freddi. Amo l’autunno e amo più che mai questo autunno, per tutto quello che sta portando nella mia vita. Progetti e collaborazioni che non mi concedevo nemmeno di immaginare fino a sei mesi fa, o che spesso sognavo con le lacrime agli occhi. Amicizie nuove, intense, quando il mondo prima mi sembrava un sistema chiuso. Una nuova forza di affrontare i problemi, di essere vicina a chi mi è vicino, di cercare soluzioni creative dove non sembrano esserci uscite facili. E poi ci sono le gioie delle piccole cose: una coperta calda sul divano in due, un buffetto col naso su un nasino nero, un thè alla menta fumante. Cercare il significato preciso di una parola prima di scriverla sul blog, leggere tre libri contemporaneamente, tradurre il testo di una canzone. Svegliarsi presto per prendere il caffè con un’amica, i muffin che cuociono in forno, una zuppa calda con le verdure di stagione.

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Il grande freddo e il Curry di zucca e ceci

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Sembra che nel week-end sia in arrivo un freddo allucinante. Ho visto che in rete la chiamano la “sciabolata artica”, e vi lascio immaginare la gioia che noi-frequentatori-delle-sei-e-cinquanta-dell’area-cani possiamo provare nell’apprendere la notizia. Ma cosa non si fa per amore! Con tutto che poi, se vogliamo dircela tutta, il freddo mantiene giovani e se ha da venire che venga, noi ci prepariamo alla grande con guanti, cappelli, sciarpone, e, se la ritrovo, tuta da snowboard 😉

Si, patisco il troppo caldo e il troppo freddo, specie quando arrivano così, senza mezzi termini, mezze misure, mezze stagioni! Dovrei vivere a Fuerteventura, bisogna che ci faccia un pensierino serio: venti gradi tutto l’anno, il mio paradiso in terra 🙂

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Tornare. Vellutata di porri, patate e nocciole

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Non indugerò nella narrazione delle vicissitudini a pioggia – anche se a sassaiola forse rende meglio l’idea- che mi hanno tenuta lontana così a lungo dal mio amato blog, ma le ultime quattro settimane sono state orribili. Fortunatamente di spalle su cui piangere ne ho avuta più di una, e ancor più fortunatamente credo di non aver più lacrime da piangermi addosso, quindi… eccomi di nuovo qua! Impegnata come sono stata in mille cose, la maggior parte delle quali mi sarei volentieri risparmiata, triste oltre ogni immaginazione, infine uccisa dall’influenza sotto otto strati di pile a chiedermi come avessi potuto ridurmi così,  non mi ero nemmeno accorta che è arrivato finalmente l’autunno. Tempo di funghi e di castagne… ma chi li ha visti? Non ho messo ancora piede nel bosco, ma conto di porvi presto rimedio: le stagioni vanno ascoltate e assaporate, la Natura è il più grande medico e maestro che potremo mai incontrare 🙂

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La pioggia di Giugno e la zuppa cremosa di fagioli e spinacini

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E prima caldo e  poi vento, quindi tempesta ma poi anche afa, sole cocente e aria condizionata , e pioggia, tanta, tutti i giorni a una certa, e insomma per farla breve mi sono ammalata. Io, scampata praticamente indenne a tutto l’inverno, mi sono ammalata a Giugno. Una mente fine direbbe che il corpo ci segnala quando la testa ha bisogno di una pausa… ma io adesso proprio non mi posso fermare!!!

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Quando tutto ebbe inizio. Crema di ceci e radicchio rosso

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Era un pomeriggio di Ottobre del 2006, me lo ricordo come  fosse ieri. Ero da poco andata a vivere da sola e stavo tentando di imparare a cucinare: in particolare quel giorno stavo cercando su Internet informazioni sulla cucina macrobiotica, di cui avevo sentito parlare ma di cui realmente non sapevo nulla. Il secondo risultato che ho trovato era lei, la Cuoca Petulante. Ho cominciato a leggere molto incuriosita, soprattutto perché io a quel tempo non sapevo che esistessero i blog di cucina. Sulla destra poi ho trovato una lista di link di blog amici: e lì mi si è letteralmente aperto un mondo:)

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Vellutata di cavolo cappuccio rosso con crostoni alle noci. Ripartire.

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Non potevo saperlo. Quella mattina non potevo sapere che per tutta la settimana Parigi sarebbe stata così vicina, si sarebbe imposta alla nostra vista con tale violenza. Parlavo di gioia, di lunghe passeggiate e di dolcetti. Rimpiango la spensieratezza delle festività, ora la cerco negli angoli, nelle pieghe dei giorni. Ho sentito tante cose, ne ho ascoltate veramente troppe. Ora ho solo bisogno di silenzio, un mare di silenzio. Ho bisogno di pensare. Silenzio e colore. Ieri pitturavo i miei nuovi sfondi di legno per le foto del blog, e mentre pitturavo sognavo. Sognavo cose fra le vene del legno. No, non sognavo la pace nel mondo come le “miss-ochette” dei film: tuttavia sono certa che se ognuno in cuor suo conoscesse un po’ più di pace, di pace nel mondo ce ne sarebbe tanta, tanta di più. Continua a leggere

Un’allegoria del calore: vellutata di zucca con crostini aromatici

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Sarà Novembre.  Saranno queste foglie che cadono gialle, leggere, stanche, e che il vento si porta via. Sarà questa pioggia fine, costante, morbida, questo cielo perennemente plumbeo. Queste copertine appoggiate al divano, questa lana ritrovata, dove affondare le mani prima di disporla in ordine negli armadi. Conosco persone che d’inverno vivono col phon attaccato accanto al letto. E non per asciugarsi i capelli, ma per spararsi aria calda in faccia o sotto le coperte. Ne ero all’inizio rimasta basita. Mi hanno cresciuta terrorizzandomi con l’idea della facile combustibilità dei letti con le stufine, le candele, poi le sigarette, le termocoperte e che altro ne so, insomma figurarsi un phon. Che in generale uso anche poco. E  poi.

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Dal campo alla tavola: minestra di verdure dell’orto settembrino

Io non ho un orto.  Ma lo vorrei, insieme a un milione di altre piccole belle cose. Però ho il mio contadino di fiducia, e questa è una cosa dal valore inestimabile. L’ho chiamato, per sapere cosa c’era di buono da cogliere, e  sono andata a trovarlo nel posto incantevole in cui abita, un po’ fuori dal mondo, lontano dal caos, lontano da tutto. Mezzora di pura, estatica, pace. Ho portato anche il mio cagnetto a cui il mondo, canile a parte, ad oggi è ancora largamente sconosciuto: anche lui, come me, non sarebbe più venuto via!

Ecco il nostro prezioso bottino, biologico e raccolto al momento 🙂

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Questa minestra è  letteralmente nata nell’ orto, fra una zucca, una chiacchiera, il cane in preda all’ euforia  e una pianta di fagiolo: “Ora ti dico una minestra da fare”.  Le indicazioni della ricetta erano, ovviamente, tipiche  dei nostri anziani e in generale di tutte le persone per le quali una preparazione è ormai assolutamente ovvia, naturale, e non  richiede altro se non un occhio e un naso esperti.  Non avevo chiare le dosi, i tempi e ammetto che, una volta a casa, quel che non sapevo l’ho inventato: questa è la minestra, pressappoco, che mi è stata raccontata.

 

MINESTRA DI VERDURE DELL’ORTO SETTEMBRINO

Prendete:

1 carota

2 scalogni

Aglio, salvia, rosmarino, santoreggia

300 gr di borlotti freschi sgusciati

Un mazzetto di bietola

Un mazzetto di cavolo nero

1\4 di  cavolo cappuccio

E:

Lessate i fagioli coprendoli di circa quattro dita con acqua fredda cui avrete aggiunto uno spicchio d’ aglio , un rametto di salvia, uno di rosmarino e un po’ di  santoreggia.

Affettate a listarelle la bietola, il cavolo nero e il cavolo cappuccio.

Una volta cotti, tenete da parte metà dei fagioli e frullate i restanti nella loro acqua.

In una pentola fate un “generoso” fondo di olio, scalogno e carote, fatelo andare a fuoco basso per 5 minuti,  quindi aggiungete la bietola e il cavolo nero e mescolate. Una volta “tirate”,circa 5 minuti, aggiungete il cavolo cappuccio, coprite a filo con l’acqua dei fagioli e salate leggermente. Cuocete a fuoco basso per circa 60 minuti aggiungendo acqua se necessario. Aggiungete infine i fagioli e fate cuocere ancora  15 minuti. Aggiustate di sale se necessario. Servitela  con un filo di olio buono e una generosa spolverata di pepe appena macinato.

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