E guardo fuori dalla finestra. Pesto di Stellaria.

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Non so dire esattamente quando, ma un giorno i cellulari sono diventati la nostra finestra sul mondo. Abbiamo iniziato a cercare notizie lì dentro, seguire le mode, condividere pensieri. A postare e sondare compulsivamente il teatrino dei commenti. Abbiamo smesso di guardare dentro alle finestre e abbiamo iniziato a controllare gli accessi su WhatsApp. Regrediti alla maturità emotiva di un sedicenne, abbiamo iniziato a guardare se una persona era verde sulla chat di Facebook giusto per capire cosa stava facendo in quel momento invece di chiamare. Abbiamo smesso di darci le pacche sulle spalle o meglio ancora un sano abbraccio che tanto ci sono i Like. Abbiamo smesso di telefonarci per uscire a bere una birra, tanto ci siamo visti online. Coi messaggi vocali abbiamo proprio smesso di chiamarci. Non più un tremito di voce, non più una pausa fra le parole… Abbiamo disincarnato un mondo intero sostituendolo con un surrogato virtuale. Ma là fuori, nel mondo vero, intanto la natura esplode. E aprendo la finestra, quella vera, la Bellezza di Marzo mi colpisce con la potenza del più bel quadro impressionista.

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Eredità familiari e nuovi percorsi. La pasta coi broccoletti

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Quando devo prendere una decisione importante nella mia famiglia trovo sempre un porto sicuro. Quando ho voluto lasciare il lavoro i primi con cui ne ho parlato sono stati mamma e papà, e da loro ho trovato consigli bilanciati e il coraggio di fare il grande passo. E’ una relazione che ho rimparato ad amare immensamente in età adulta, quando finiti gli spasmi d’indipendenza adolescenziali ho riscoperto la gioia di riaccoccolarsi nell’avvolgente abbraccio di papà o di un bacio di mamma. E’ da loro che corro appena ho una buona notizia, come quando un paio di settimane fa mi hanno invitato in radio a presentare il blog, o come quando ho fatto i biglietti da visita. A loro ho detto per primi dello show cooking a cui mi hanno invitato domenica prossima, da loro mi autoinvito spesso a cena, e a volte rimango pure a dormire solo per la felicità di fare colazione insieme. A 36 anni sento di poter dire che devo tutto alla mia famiglia, e sarà l’aria del Natale che incombe ma non sto più nella pelle dalla voglia di andare a trovare nonna, zie, zii e cuginame… le mie radici, insomma, con cui ho voglia di stringermi in un grande abbraccio.

La pasta coi broccoletti l’ho ereditata da mia madre.  E’ una di quelle ricette facilissime da fare ma che sono così gustose che non si possono dire a parole, vanno semplicemente provate. Il profumo dell’aglio e del peperoncino che avvolgono questa pasta sfuggono a qualsiasi tentativo di descrizione. E’ una ricetta del Sud-Italia, dove spesso le verdure si cuociono direttamente nell’acqua con la pasta: mia nonna fa così anche le orecchiette con le cime di rapa, ma questo blog è troppo giovane, e le mie mani troppo inesperte, per postare le orecchiette fatte a mano. Da cui i rigatoni 😀 Ma forse, e dico forse, fra qualche settimana potrei inaugurare la stagione della pasta fresca di Soul of Food. Perché  ho fatto il grande passo: mi sono iscritta alla scuola professionale di cucina, e dalla settimana scorsa sono alle prese tutte le mattine con roux, fondi, creme, zuppe, vellutate e da ieri con gnocchi, pici e tagliatelle 🙂 La sveglia presto mi ha voluto vedere in faccia perché mi ero un tantino viziata ultimamente, ma il motore è forte, anzi fortissimo: il mio progetto di vita sta prendendo finalmente forma e inizia fra i banchi, anzi, tra i fornelli. Così oggi vi lascio questa ricetta delle mie origini, mentre spicco il volo verso nuovi orizzonti, culinari e spero presto anche professionali 🙂

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Gli ultimi soffi d’inverno. Zucca e feta al forno

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Sono gli ultimi soffi d’inverno, lo sento. Così me ne sto qui al calduccio, felpa e playlist preferita, al tavolino da fumo con PC e tazza fumante di thé alla rosa, alla giapponese, a scrivere probabilmente l’ultimo post dell’inverno. Perché questo vento freddo, che scompiglia i capelli e fa lacrimare gli occhi, porta già notizie di primavera. Se inspiro profondamente sento che si prepara una magnifica fioritura.

Mai come adesso ho avuto bisogno di un cambio di stagione. Di aria nuova, di un cambiamento reale, di nuovi profumi, di nuova ispirazione. Ultimamente passo più tempo da sola di quanto ne abbia mai passato in vita mia. Mai un mese è passato così lentamente, mi sento letteralmente ai blocchi di partenza: ho bisogno di fare una lunga corsa nel verde, e non voltarmi più indietro. E intanto penso, leggo, dormo, guardo svogliata tre uova che ormai saranno diventate polli ruspanti e torno a leggere: ma è anche il bello dell’inverno, no?

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L’insalata che visse due volte e divenne una pastasciutta!

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Questa ricetta nasce come un’ insalatona per palati forti e finisce per diventare un condimento gustosissimo per una pastasciutta. La storia in realtà attraversa quasi un anno, giusto il tempo che tornasse la stagione del radicchio variegato, perchè l’ insalata in effetti l’avevo preparata un anno fa. Sfortuna volle che, mentre ce la mangiavamo e intanto pensavo a quanto ci poteva venire buona una pasta, la stagione di questo radicchio particolare fosse finita, e quindi nulla, quest’insalata rivive oggi la sua seconda vita. Il radicchio variegato ha un sapore delicatissimo, con sentori di nocciola, ed è molto tenero. Ho aggiunto la cipolla cruda, che io adoro in insalata, con l’unico accorgimento di tenerla un po’ di tempo a bagno una volta tagliata… Non che elimini completamente l’ effetto poco conciliante della cipolla in quanto a socializzare, ma come vi dicevo è un’insalata per palati poco raffinati! Se proprio volete ometterla, rimarranno comunque la feta greca, l’ ellenico formaggio fresco di capra, e i pomodorini secchi a dare un gusto deciso alla vostra insalata.

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Stagioni. Sformato di cavolfiore giallo e ricotta

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“Non si è mai troppo grandi per odiare il cavolfiore”, è il motto del mio compagno. Vi farei vedere la sua faccia quando apre il  frigorifero di questi tempi, visto che è inverno e questo passa il convento, come si dice: la trinità broccolo-cavolfiore-cavolo nero, con variazioni sul tema che vanno dal romanesco al cavoletto di Bruxelles, meno frequentemente il cavolo verza e se, ma solo se, sto davvero morendo di fame il cavolo cappuccio, che proprio non mi piace. Completano il panorama finocchi, patate e carote. E questo è quanto. Però ne ho trovato uno di insolitamente allegro, con questo giallo acceso che contrasta e combatte il grigio piatto di questi ultimi giorni di pioggia fine e incessante, e poiché l’arte di camuffare abilmente delle verdure invise in ricette appetitose torna evidentemente utile per tutte le età, ne ho fatto uno sformato 🙂

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La cucina di stagione, specie quella invernale, mi ha sempre affascinato perché richiede uno slancio di immaginazione superiore, e ritengo anche che si ottengano in questo modo i piatti migliori, perché il gusto di un ortaggio coltivato nel suo periodo di naturale crescita assicura per una buona metà la bontà del piatto. Sono stata generosa con la quantità di ricotta nel mio sformato, per non correre il rischio di dovermelo mangiare tutto da sola.. ma vi assicuro che qualcuno, dopo un iniziale tentennamento, ha chiesto il bis 🙂

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Sformato di cavolfiore giallo e ricotta

1/2 cavolfiore

500 gr. di ricotta di pecora

1 uovo

3 cucchiai di parmigiano

olio evo

sale

pepe

1 noce di burro

pangrattato

Tagliate il cavolfiore a cimette e sbollentatelo 5 minuti in acqua salata, quindi lasciatelo scolare 10 minuti. In una ciotola unite il cavolfiore, la ricotta, sale, pepe, il parmigiano, l’uovo  e due cucchiai di olio e mescolate bene il tutto. Imburrate una pirofila e foderatela di pangrattato, versate il composto e livellate con una spatola. Coprite la superficie con il pangrattato, una spolverata di parmigiano e una di pepe, un filo d’olio e dei fiocchetti di burro e fate cuocere in forno a 190°C per circa 30 minuti. Accendete il grill e fate cuocere ancora 5 minuti.

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Il grande freddo e il Curry di zucca e ceci

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Sembra che nel week-end sia in arrivo un freddo allucinante. Ho visto che in rete la chiamano la “sciabolata artica”, e vi lascio immaginare la gioia che noi-frequentatori-delle-sei-e-cinquanta-dell’area-cani possiamo provare nell’apprendere la notizia. Ma cosa non si fa per amore! Con tutto che poi, se vogliamo dircela tutta, il freddo mantiene giovani e se ha da venire che venga, noi ci prepariamo alla grande con guanti, cappelli, sciarpone, e, se la ritrovo, tuta da snowboard 😉

Si, patisco il troppo caldo e il troppo freddo, specie quando arrivano così, senza mezzi termini, mezze misure, mezze stagioni! Dovrei vivere a Fuerteventura, bisogna che ci faccia un pensierino serio: venti gradi tutto l’anno, il mio paradiso in terra 🙂

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Tornare. Vellutata di porri, patate e nocciole

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Non indugerò nella narrazione delle vicissitudini a pioggia – anche se a sassaiola forse rende meglio l’idea- che mi hanno tenuta lontana così a lungo dal mio amato blog, ma le ultime quattro settimane sono state orribili. Fortunatamente di spalle su cui piangere ne ho avuta più di una, e ancor più fortunatamente credo di non aver più lacrime da piangermi addosso, quindi… eccomi di nuovo qua! Impegnata come sono stata in mille cose, la maggior parte delle quali mi sarei volentieri risparmiata, triste oltre ogni immaginazione, infine uccisa dall’influenza sotto otto strati di pile a chiedermi come avessi potuto ridurmi così,  non mi ero nemmeno accorta che è arrivato finalmente l’autunno. Tempo di funghi e di castagne… ma chi li ha visti? Non ho messo ancora piede nel bosco, ma conto di porvi presto rimedio: le stagioni vanno ascoltate e assaporate, la Natura è il più grande medico e maestro che potremo mai incontrare 🙂

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La pioggia di Giugno e la zuppa cremosa di fagioli e spinacini

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E prima caldo e  poi vento, quindi tempesta ma poi anche afa, sole cocente e aria condizionata , e pioggia, tanta, tutti i giorni a una certa, e insomma per farla breve mi sono ammalata. Io, scampata praticamente indenne a tutto l’inverno, mi sono ammalata a Giugno. Una mente fine direbbe che il corpo ci segnala quando la testa ha bisogno di una pausa… ma io adesso proprio non mi posso fermare!!!

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Impara l’arte. Quiche alla Vignarola

Ho da poco finito di leggere “Julie&Julia”. A volte avevo l’impressione che fossi io a parlare, nel libro. Stessi pensieri, anche in alcuni modi di esprimerci ho trovato certe notevoli somiglianze. Anche per me sarebbe un sogno lavorare in pigiama. A casa mia intendo, con il mio computer, la mia tazza di caffè e via dicendo. Ma quanti lo hanno già sognato?  Recentemente mi sono chiesta quanti siamo nel mondo ad andare a lavorare ascoltando in macchina “Comptine d’un autre été”. O a cantare a squarciagola, secondo l’umore. Trovo in un certo modo confortante sapere che, qualunque cosa stia pensando, qualcuno da qualche parte lo ha già pensato. Lo sta pensando. Lo penserà. Tuttavia ciò rende assai improbabile che io abbia mai l’idea del secolo e questo lo trovo un tantino deprimente. Torniamo ai fornelli, fate un piccolo test enogastronomico. Pensate un piatto. Provate a pensare a qualcosa di veramente ardito, qualcosa che vi sembri proprio geniale, oppure accostate alimenti a caso e cercate su Internet. Scoprirete che qualcuno lo ha già fatto, scritto, fotografato e mangiato plurime volte. Allora mi chiedo: l’arte si impara, ma il genio??

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L’essenziale. Quinoa con crema di peperoni e calendula

IMG_2638Domenica pomeriggio sono andata a fare una passeggiata nel bosco per un corso sul riconoscimento delle erbe spontanee tenuto da Claudia, foodblogger bravissima che vi consiglio di andare a leggere ed esperta conoscitrice delle erbe spontanee sia sotto il profilo erboristico che quello culinario. Non la conosco ancora tantissimo, ma la prima differenza fondamentale che ho potuto notato tra noi durante il corso è che, catapultate in solitudine in un’immensa foresta, lei probabilmente sopravviverebbe diversi mesi mentre io morirei in 5 giorni. Il potere nutritivo, così come gli usi terapeutici delle piante che crescono in natura, senza alcun bisogno dell’intervento dell’uomo, sono aspetti che mi hanno sempre affascinato e che conosco ancora troppo poco, ma che sto cercando piano piano di apprendere. Se avrete occasione di frequentare un suo corso vi consiglio veramente di farlo: Claudia è competente, preparata e appassionata e soprattutto mi ha fatto riflettere. Cosa ci è davvero necessario? Pensavo al senso di andare al lavoro per avere i soldi per comprare vestiti per andare al lavoro. Pensavo al fondo pensionistico in cui sto versando dei soldi che mi verranno restituiti, a partire da quando avrò 70 anni, in 1080 comode rate mensili . Pensavo che ho 34 passwords ma non so mettere un bottone. Che senza ibuprofene durante il ciclo sono una donna perduta. Pensavo che ho soldi per pagarmi la benzina ma finisce che non riesco mai ad andare da nessuna parte. Che ho mille idee e niente in mano. Che lavoro da 12 anni ma non ho un mestiere. A volte penso che se continuo a rifletterci troppo finisco per uscire pazza. Oppure no? Cosa è veramente essenziale?   Continua a leggere