Il cuore del problema e l’ossobuco al dragoncello

Che ne dite di questo ossobuco, a cui qualcuno ha mangiato il cuore prima che io potessi fotografarlo? Direttamente dalla pentola, a tre minuti dall’impiattamento, passa mio padre e se lo pappa, apologizzando poi con la mitica frase “Non avevo capito che dovevi fotografarlo…”. Ma del resto qual migliore e sottile metafora della vita è racchiusa in questo ossobuco: non sai mai quando e come ti porteranno via il cuore. Ho messo il mio cuore in un barattolo e l’ho spedito via. Molto lontano, in realtà, e vivo in attesa che me lo riportino. Oltretutto, sto passando un novembre pessimo, perennemente ammalata, con la sveglia a un orario da malati di mente, la ceretta non fatta, una testa che sembra un pavone, narcolessie pomeridiane e paralisi notturne: ma va tutto bene! Del resto ho imparato che in questi momenti in cui vorrei solo spaccare tutto la situazione non può che migliorare.

In questi momenti di psicodramma esistenziale non c’è miglior rimedio che provare a fare qualcosa di nuovo: allora ossobuco, cucinato per la prima volta e devo dire con eccellenti risultati. Morbido al punto giusto e saporito, cucinato in bianco con qualche foglia di dragoncello a regalargli un profumo unico.

Provate a farlo, intanto: alla prossima puntata, appena compro il forno, vi racconto di casa nuova e lavoro nuovo 🙂

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Volver. Torta di fichi e mandorle

Non è facile trovare un incipit adatto dopo una lunga assenza. Si sente l’esigenza di misurare le parole per rifare capolino alla porta, in punta di piedi. Ma la verità è che col primo fresco ho trovato meraviglioso accendere nuovamente il computer, sedermi alla mia scrivania e con l’immancabile sigaretta ricominciare a raccontarvi le mie storie di sogni e di cucina. Vorrei tacere le lunghe meditazioni circa la sorte di questo blog, ma mentirei dicendo che c’ho pensato poi così tanto. Il crepitare delle foglie morte sotto i piedi nudi, la terra riarsa dal sole cocente, le piante esauste e i corsi d’acqua ridotti a rivoli non me l’hanno addolcita per niente, questa estate di profonde riflessioni.  E’ stata un’estate lunga e faticosa, di attese vane, di fughe e di ritorni, di perdite dolorose, di costruzione personale e professionale. Berlino era solo l’inizio. Piangendo, e poi ridendo, su Oberbaumbrucke, ho capito quello che dovevo fare al ritorno. Così ho indossato la mia divisa da chef e mi sono sentita al centro di un grande palcoscenico, la mia vita perfetta così come era, ho respirato a fondo e mi sono sentita felice. Ho aperto la Partita Iva, e ho fatto di Soul of Food una ditta individuale. Insegno a cucinare a neofiti e turisti. E questa sono io da grande :).

Ma non è stata solo un’estate di caldo insostenibile. Ho conosciuto persone meravigliose, amici di cui non posso più fare a meno, ho ballato ridendo fino all’alba. Ho dormito come un ghiro. Ho affilato i coltelli, provato ricette, migliorato il mio inglese, ho fatto il timbro della ditta, girato per resort e agriturismi per farmi pubblicità. Mi sono iscritta al corso di pasticceria di Claudia che inizierò in autunno. Ho scelto lo sport che voglio fare quest’inverno, tessuti aerei, per ricordarmi di volteggiare sempre in quota.

Settembre è il mese dei fichi. Nel mio giardino c’è una bellissima pianta di fichi che ogni anno ce ne dona un’infinità di cestini ricolmi. Sono piccoli ma sono dolcissimi, e quest’anno abbiamo deciso di mangiarceli invece di farne marmellata, che in casa mia i muri stanno ancora smaltendo il caldo degli ultimi due mesi. Ne ho salvati un po’ per fare questa torta, con cui vi do il benvenuto, di nuovo, qui sul blog. Ho aggiunto una parte di farina di mandorle all’impasto, e una punta di vaniglia, che si sposano benissimo con i fichi.

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Sturm und Drang. Il post dei farewells.

C’è tutto un intreccio di storie su Berlino che non sto qui a raccontarvi. La trama si conclude con una ragazza che compra un biglietto di sola andata, casomai il luogo si rivelasse tanto ameno da decidere di fermarsi per un po’. Poi c’è la questione Parigi, che la ragazza ha già visto tante volte ma che conserva sempre il suo fascino, fosse anche solo perché muore dalla voglia di bere una birra sui canali con la sua amica del cuore. Ci sono gli amici che non vede da un po’, e un paio di città italiane da vedere assolutamente. E’ che durante le sue notti insonni la ragazza si è resa conto di avere una libertà così sconfinata di fare quello che vuole adesso, in questo precisissimo momento della sua vita, che sarebbe uno spreco immane non usarla. Così la ragazza saluta tutti e sparisce per un po’. Potrebbe decidere di portarsi dietro il PC e scrivere da dove si trova, oppure non scrivere niente e lasciarsi solo ispirare. Per la ragazza è tempo di coltivare novità, sopra ogni cosa. Lo ha capito il giorno che si è accorta che non cucinava e non fotografava più. Allora la ragazza decide che è tempo di perdersi per qualche via che non conosce, di trovarvi l’inaspettato, di formulare pensieri gioiosi. Di perdere il filo del discorso per un attimo. La ragazza ha fatto tante cose nell’ultimo anno, ha asfaltato la sua vita e l’ha ricostruita da capo, e ora è un pochettino stanca. Niente è sopravvissuto della sua vita di prima e niente rimpiange. Deve gettare il cuore oltre l’ostacolo e così decide di fare quello che sa fare meglio: fuggire. La ragazza allora passa notti su Skyscanner perché vuole viaggiare low cost, cerca contatti, studia percorsi, incastra le agende. La ragazza vuole partire con una valigia e tornare con due. A un certo punto, si tinge i capelli di viola. La ragazza sa di avere una tempesta dentro ma non sa come acquietarla. Così decide di partire, e lascia detto che prima o poi torna. La fine, del resto, non è che l’inizio.

Moscardini alla diavola e la pace del mare.

Volevo andare al mare stamattina ma mi ha tradito il tempo. Avevo bisogno di sdraiarmi sulla sabbia e non pensare più a niente. Sono da giorni sul filo di una lite enorme con me stessa, così volevo solo portarmi al mare a fare pace, ma per la pace non sembra sia tempo, ultimamente. E nemmeno per il mare, visto questa recrudescenza invernale che di positivo ha solo che non ho ancora dovuto pensare alla drammatica logistica del cambio armadio. Sono in lite perché voglio e non voglio un sacco di cose, ci capisco sempre meno e invece di analizzare i miei sentimenti e cavarci un ragno dal buco il fattore confusione è esponenzialmente aumentato nelle ultime due settimane. Così ho fatto silenzio, qui sul blog, un’altra volta, per giorni. Vorrei tutto e subito e allo stesso tempo sono terrorizzata. La casa. Il nuovo lavoro. Gli scatoloni. Ascolto musica come antidoto ma la notte si fa buio, silenzio, e io rimango sveglia a girarmi nel letto come una trottola ad ascoltare i miei pensieri confusi. Di nuovo, sto tralasciando la funzione positiva del tempo lineare: avere tempo, dare tempo, darsi tempo. Di nuovo, bramo un’immediatezza che produce solo insonnia. Dopo molto riflettere e poco dormire, ho deciso infine di chiudere tutti i pensieri in una scatola e non guardarli più: e questa scatola è il post di oggi.

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Mousse al cioccolato fondente e lamponi

Sperimento il senso di una partenza rimandata, furibonda e sollevata allo stesso tempo, ferma ormai da troppo tempo ai blocchi senza che i muscoli possano darsi lo slancio di cui necessitano. Ho taciuto, poi ho pianto, poi ho urlato. E poi mi sono bevuta l’antidoto, e mi sono allungata ancora un pochino l’anno sabbatico, che a essere precisi sarebbe anche ben lungi dall’essere finito… in fondo, siamo solo ad Aprile. Ed è senza fame e senza sonno, questo Aprile. E’ pieno di vita che sboccia, e io mi sento presa nel vortice. Voluptas. Luna nel sangue. Prati in fiore, onde del mare. Gioia nascosta negli angoli, quelli che rimangono giusto un poco nascosti dal cono ottico. Quelli sorprendenti.

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Muffin alla farina di mandorle, fragole e lavanda

Ho ricominciato a ballare da sola con le cuffie, in camera, come a diciotto anni. E a cantare sotto la doccia. Mi mancavo un sacco e non me n’ero nemmeno accorta! Mi ero dimenticata le piccole gioie della vita. Svegliarsi con un sorriso, ad esempio. Mettersi una mano sull’altra e sentire che non c’è bisogno di altro. Camminare da sola per le vie del centro, fare la spesa dal macellaio per provare le ricette che avevo fatto a scuola. E poi, bersi uno Spritz al telefono con un’amica, quando il sole inizia a calare e l’aria si fa tiepida e fresca allo stesso tempo. Così riprendo fiato e realizzo. Imparo l’amor proprio. Poi ogni tanto piango, ma questa è un’altra storia e oggi non ho proprio voglia di raccontarvela… sarà per un’ altra volta. Ora devo pensare a costruirmi un lavoro e mi sono data un obiettivo per la fine dell’estate, che ho chiamato “Operazione Costarica”, e vi lascio immaginare le mie intenzioni quali siano 🙂 Anche perché sono stata abituata a lavorare per obiettivi per un sacco di anni e se non me ne do uno non carburo proprio… Ora che ci posso pensare serenamente, ho imparato un sacco di cose dal mio vecchio lavoro che mi saranno utili per quello nuovo, come l’inglese, la capacità di pianificare e di portare a termine un progetto… e ora il progetto è tutto mio ❤ . Non vedo l’ora di iniziare, così tante cose passeranno da sole, scivoleranno via naturalmente, e andremo avanti. Lo posso già sentire, come posso sentire le rondini che sono arrivate giusto stamattina dopo un lungo viaggio…

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Prove tecniche di volo. Ravioli di pesce spada con carciofi alla vaniglia.

Poi finalmente ho cominciato a piangere, e tutto s’è fatto buio, grigio e spaventoso. La crepa si è aperta, alla fine. Ho avuto il terrore puro di avere un pugno di sabbia tra le mani e ho tremato un giorno e una notte. Intanto all’alba s’è fatta Primavera. Chi sono? Cosa sto facendo? Queste le domande che mi tengono sveglia la notte e a cui devo rispondere ora coi fatti. Un anno fa sapevo chi ero e dove stavo andando, ma in un anno è cambiata tutta la mia vita e ora mi sento un personaggio in cerca di autore… e l’autore sono io. Che la mia forma stia già tutta dentro al marmo? Ormai è questione di pochi giorni, tra un paio di settimane si parte con le prime collaborazioni, e se da un lato non vedo l’ora di iniziare dall’altro vorrei che il mio anno sabbatico non finisse mai… No, non ho terra che mi regga in questo periodo, mi innamoro di ogni cosa che vedo e cambio idea ogni quarto d’ora, ma come fare diversamente, con tutta la Bellezza che c’è al mondo?

La Bellezza che ritrovo quando dismetto finalmente la malinconia e comincio a impastare. La farina fra le dita. Il composto che prende corpo. La pasta liscia sul dorso delle mani. La Bellezza di creare qualcosa da un insieme di elementi sconnessi. Così oggi ritorniamo a un po’ di cucina seria, sana e bella con un piatto assurdamente buono che ho imparato a fare a scuola, i ravioli di pesce spada con carciofi e vaniglia. Per chi fosse nuovo sul blog, la vaniglia, ovviamente, ce l’ho messa io. La ricetta è lunga e complicata, è divertente ma richiede un po’ di metodo, che voi ormai avrete capito quanto ne ho bisogno in questo periodo…

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Oro. Sciroppo alle viole

Rielaboro le tracce del passaggio. Le orme impresse nella sabbia bagnata. Chiudo le ferite con  filo di vetro. Tesso trame con linee invisibili e guardo il cielo mite. Misuro il tempo come funzione del pensiero, e conto il vuoto fra un respiro e l’altro. Le parole che ancora devo dire, quelle che danno il senso, che incorniciano il quadro. Le parole più difficili. Curo con le viole la notte senza sonno.  Mi perdo negli occhi e nei sorrisi, negli abbracci ritrovo la mia pace. Bevo parole da calici dorati. Così semino spiccioli e raccolgo oro.

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E guardo fuori dalla finestra. Pesto di Stellaria.

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Non so dire esattamente quando, ma un giorno i cellulari sono diventati la nostra finestra sul mondo. Abbiamo iniziato a cercare notizie lì dentro, seguire le mode, condividere pensieri. A postare e sondare compulsivamente il teatrino dei commenti. Abbiamo smesso di guardare dentro alle finestre e abbiamo iniziato a controllare gli accessi su WhatsApp. Regrediti alla maturità emotiva di un sedicenne, abbiamo iniziato a guardare se una persona era verde sulla chat di Facebook giusto per capire cosa stava facendo in quel momento invece di chiamare. Abbiamo smesso di darci le pacche sulle spalle o meglio ancora un sano abbraccio che tanto ci sono i Like. Abbiamo smesso di telefonarci per uscire a bere una birra, tanto ci siamo visti online. Coi messaggi vocali abbiamo proprio smesso di chiamarci. Non più un tremito di voce, non più una pausa fra le parole… Abbiamo disincarnato un mondo intero sostituendolo con un surrogato virtuale. Ma là fuori, nel mondo vero, intanto la natura esplode. E aprendo la finestra, quella vera, la Bellezza di Marzo mi colpisce con la potenza del più bel quadro impressionista.

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Panna cotta con salsa al caramello e l’arte di Claudia.

Da Claudia, a scuola, ho imparato un sacco di cose. La prima, a non arrendermi mai. A lottare fino in fondo per realizzare un sogno, a sfidarmi sempre a superare i miei limiti, a non abbattermi quando qualcosa va storto e a cavalcare i cambiamenti invece di subirli. Da lei ho imparato i gesti decisi e la precisione chirurgica. E ultimo ma non meno importante la ricetta di oggi :).

Sono accampata a casa di mia madre da circa una settimana e diciamo che non è esattamente l’appartamento più luminoso che possiate immaginare. Ma non ci si arrende mai, mai per nessun motivo, per cui cercare la luce diventa una questione filosofica, più che di necessità alla fotografia, perché con mia grande sorpresa ho scoperto che per fotografare qui di luce ce n’è anche troppa, e che comunque, a dirla tutta, ho un debole per gli scatti gotici che io ancora non so fare, ma porremo rimedio, perché non ci arrendiamo mai, giusto?

Ho un sacco di sentimenti da mettere in ordine, in questi giorni. Da un lato ci sono tutte le questioni da organizzare perché la primavera è alle porte, le date fissate, i menù in prova, le giornate troppo corte per farci stare tutto. Dall’altra la spasmodica ricerca di un appartamento per me e il mio cane che stamattina, all’ennesima volta che andava a mucchio ho deciso di rimandare all’autunno, che tanto fare la teen-ager a casa di mamma per sei mesi non può ledere l’orgoglio più di quanto non possa fare trascurare una traduzione per stare appresso a un’agenzia immobiliare che non sa scrivere gli annunci. E poi ci sarebbe una voglia incredibile quanto rognosa di dormire e basta, e non pensare più a niente. Ma poi passaggio nel campo di viole dietro casa e sento una forza incredibile dentro di me, respiro l’aria buona di campagna, mi faccio un caffè e riparto, perché cercare la luce è ossigeno e fuoco, è il silenzio fra le parole, è la zona buia accanto alla falce di luna.

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