Forse non tutti sanno che… Pasta, ricotta e fiori

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Forse non tutti sanno che molti fiori sono commestibili, sono buoni  e fanno bene. Lo sono le rose, con cui la mia mamma faceva una buonissima marmellata quando ero piccola. Lo sono le viole, le margherite, il tarassaco, la lavanda. Mamma è un’appassionata raccoglitrice, è grazie a lei che ho imparato ad apprezzare piante come la calendula e la borragine. Poi qualche anno fa ho conosciuto un’associazione di donne meravigliose, esperte nel riconoscimento, nella raccolta e nell’ utilizzo in cucina delle erbe spontanee, con le quali sanno creare dei piatti stupefacenti, nel gusto e nell’aspetto: da loro ho imparato a utilizzare i fiori in cucina, insieme a molte altre cose che vi racconterò sicuramente più avanti.

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Dunque osservavo un’ape spostarsi alacremente di fiore in fiore in una pigra domenica di sole. Ho cercato di ricreare, nel mio piccolo giardino  in città, qualcosa di simile ad un prato spontaneo, nel quale tutte le erbacce possono convivere in democrazia, poichè vige il divieto di strapparle, e che anno dopo anno si sta popolando sempre più di specie diverse. Su tutti i lati sto mettendo poi piante aromatiche importate dalla campagna, dai giardini e dagli orti altrui ed ecco che quest’ape insomma  si stava pascendo di tutto in po’ e io la osservavo con addosso un’ assoluta voglia di non fare nulla. Senonchè mi è venuto in mente, essendosi anche fatta una certa, che forse potevamo dividerci il pranzo. Così, con discrezione, per non urtare la suscettibilità dell’ape, ho colto un po’ di qua e un po’ di la per fare il sughetto più economico e veloce della storia.

Pasta di mais con ricotta e fiori

100 gr di fusilli di mais

1 generosa cucchiaiata di ricotta di mucca

un mazzetto di finocchietto selvatico

qualche foglia di basilico

fiori di rosmarino, calendula e borragine

olio evo

Mentre cuocete la pasta, miscelate in una terrina la ricotta con un po’ d’ acqua di cottura della pasta, un filo d’olio, il finocchietto e il basilico tritati grossolamente.  Scolate la pasta e mescolatela alla ricotta. Guarnite con i fiorellini :).

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La torta di cachi e l’ode al bicchiere mezzo pieno

 

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I cachi di cui qui sono finalmente maturi. Li rimiravo indecisa se buttarmici di testa e divorarli così, in purezza diciamo, o farne la base di una sperimentazione domenicale quando mi è tornato in mente un dolce ai cachi che avevo assaggiato dalla mamma di un caro amico tanti anni fa.  Trovata quindi la ricetta che facesse alla bisogna mi sono però  imbattuta nella malefica montatura a neve degli albumi, che di solito è per me motivo sufficiente per abbandonare l’impresa  e riprendere posto nella mia adorata comfort-zone, il ciambellone allo jogurt e la qualunque. Anche perchè dopo i disastri della settimana scorsa -con i muffin alla zucca-che divennero per pigrizia-una torta che non è mai più cotta- non me la sentivo proprio di fallire ancora miseramente. Eh già. La Bibbia del Fallito a questo punto raccomanderebbe di uscire a comprarsela, una torta, che tanto gli altri la fanno sicuramente più buona. Ma questo modo di ragionare è triste, noioso e non funziona. E comunque non la vendono, questa precisa torta di cachi. Continua a leggere

L’alba del giorno dopo. Biscotti di riso, miele e lavanda

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Non per fare il bollettino meteo, ma qui oggettivamente fa un caldo allucinante. Ieri sera io, notissima freddolosa, me ne stavo placidamente seduta in giardino in infradito, maniche corte e capelli bagnati. Non so se sia una cosa positiva, in linea generale, per essere metà ottobre: a leggere le notizie sulle alluvioni di questi giorni direi proprio di no, ma lì non so dire se il problema stia in cielo o in terra… Continua a leggere

Riflessioni sul ponte del duemilamai

 

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Sto seguendo con interesse i progressi della costruzione di un viadotto. Quando mi capita di passarci accanto mi sento subito più serena.  Sembrava essere il limite estremo, le Colonne d’Ercole del raddoppio della superstrada, l’invalicabile ostacolo alla conclusione dei lavori. Ad ogni passaggio, ogni volta che capitava di entrare in argomento, il discorso più sprecato sul tema era: ” Si, e sai quando lo faranno? Nel duemilamai!!!!!”.
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Arancio, arancino: risotto alla zucca

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Tutto si tinge lentamente d’arancio. I frutti sugli alberi,  le prime foglie cadute ai lati delle strade. Gli splendidi tramonti di ottobre, che dopo giornate ancora molto calde  precedono di pochi istanti piccoli brividi sulla pelle, la voglia di infilarsi una felpa, o sotto una coperta… E poi c’è lei,  la zucca, la regina d’autunno. Ho inaugurato la stagione con un classico risotto, che grazie alla bontà della materia prima ho cotto semplicemente con dell’acqua: però mi raccomando, assicuratevi di avere una zucca veramente buona, altrimenti usate il  brodo vegetale.  Io avevo una zucca “noce di burro” (di cui ho usato anche la buccia), ma anche una mantovana va benissimo, sono entrambe dolcissime, corpose e molto saporite.

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Risotto alla zucca

Prendete

200 gr di riso Vialone nano

200 gr di zucca “Noce di burro”

1 scalogno

1 litro di acqua

olio evo

burro

sale e pepe

E:

Mettete a bollire un litro d’acqua circa. Non salatela, salerete direttamente il riso in cottura.

Pulite e fate a cubetti la zucca, mettetela a stufare con un due fiocchi di burro in una padella piccola,  coperta, a fuoco basso, finché non sarà abbastanza morbida da potere essere schiacciata con la forchetta. Se necessario aggiungete mezza tazzina d’acqua.

Fate un fondo di olio e scalogno e fate soffriggere alcuni minuti a fuoco basso, versate  il riso e fatelo tostare. Iniziate quindi ad aggiungere acqua con un mestolo senza smettere di girare il riso, in modo che rilasci l’amido. Salate un pochino. A metà cottura unite la zucca che avrete ridotto in crema con una forchetta, aggiustate di sale e pepe e portate a cottura il riso. Potete mantecare con un po’ di burro.

Questo risotto tenderà a saziarvi quasi subito. Se ve ne avanza, non buttatelo! Il giorno dopo potete utilizzarlo per farne questi!

Arancini di riso alla zucca

Risotto alla zucca della sera prima

pangrattato

salvia

pecorino

Con un mattarello, stendete il riso tra due fogli di carta forno. Con le mani bagnate, prendetene una parte e mettetela sul palmo di una mano. Mettete al centro una foglia di salvia e sopra un cubetto di pecorino. Richiudete la mano a formare una pallina di riso e passatela nel pangrattato. Proseguite fino a esaurimento del riso. Infornate per circa 20 minuti girandole un paio di volte. Saranno perfette per accompagnare un fresco Spritz domenicale 😉 .

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Buono da pensare: pesto di zucchine crude

Ho tagliato di nuovo. E credo che taglierò ancora. Ho tagliato i capelli, ho accorciato le unghie, ho dismesso il fondotinta. Ho tolto le cose da terra, ho smesso di dividere i bianchi dai colorati, ho attaccato i mobili ai muri e credo che a breve ci attaccherò anche il mio smartphone, con un chiodo.  Il giorno che il mio cane, lasciato solo, ha sfasciato tutta una serie di soprammobili e cianfrusaglie, finalmente ho capito. Ho messo a vista tutto ciò che mi serve, il resto l’ho buttato. Mi piace l’idea di poter arrivare a prepararmi una valigia in 15 minuti, a prendere una decisione importante dopo 30 minuti di vera analisi dei fatti: togliere ciò che non serve più è il primo piccolo, ma fondamentale, passo. Cose, persone, discorsi, pensieri: la questione è di qualità, non di quantità. Ho bisogno di cose semplici e pragmatiche, di parole positive, di non disperdere energie, di ritagliarmi alcune ore di gioia concreta, passeggiando sotto questo ultimo, tiepido sole, con la macchina alla mano e guinzaglio nell’altra, o imparando qualcosa di nuovo in un libro, ad un corso, da qualcuno, e cercando di capire sempre meglio quale sia la strada giusta per me, soprattutto come imboccarla. E poi c’è il cibo. Si ribadisca l’ovvio, io non insegno a cucinare, che anzi avrei un’infinita voglia di imparare seriamente a farlo: condivido esperimenti, immagini, emozioni sul cibo.

Così, tanto per cambiare, l’altro giorno non avevo tempo. Però due cose so con certezza: che non sopporto la pasta all’olio e che si può fare un meraviglioso pesto di qualunque cosa in pochi minuti.

Pesto di zucchine crude

Prendete

1 zucchina

una punta di aglio

6 mandorle spellate

6 pezzetti di pecorino semistagionato grandi come le mandorle

una presina di sale grosso

qualche fogliolina di menta

olio evo

pepe nero

E

Lavate la zucchina, fatela a pezzi e mettetela nel mixer con una punta di aglio privato dell’anima, le mandorle, il sale, il pecorino, la menta e frullate. Io preferisco non ridurlo completamente in crema, ma il risultato spesso dipende dalla zucchina. Passate in una ciotolina, aggiungete una grattata di pepe e incorporate l’olio secondo i vostri gusti.

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Ah! Le dosi sono per due persone, nel caso moltiplicate.

Potete utilizzarlo come classico condimento per la pasta, come ho fatto io con gli spaghetti: in questo caso allungatelo con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e fate saltare un minuto.

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Questo pesto è buonissimo anche per i crostoni: abbrustolite qualche fetta di pane a lievitazione naturale, spalmatele generosamente di pesto e spezzateci sopra una mozzarella di bufala, così, senza pensarci troppo, magari la domenica a pranzo.

Prima che arrivi davvero l’autunno investite due minuti a fare il pesto con  le ultime zucchine che vi sono rimaste e fatene preziosi barattolini da congelare: quando tornerete a casa tardi, magari dopo che vi sarete dedicati a fare qualcosa che amate davvero fare, saranno perfetti come salva-cena e salva- aperitivo :-).