Cookies al cioccolato bianco e mirtilli rossi

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Tecnicamente per un paio di teglie di questi ottimi cookies una tavoletta di cioccolato bianco è sufficiente. N tavolette sono invece cadute ingloriosamente a casa mia prima di diventare i biscotti di oggi. La prima l’ho comprata subito dopo aver trovato la ricetta che mi convinceva, così l’ho riposta un paio di giorni, dopo i quali ho fatto l’errore di staccarne un quadratino e in tre giorni l’ho finita. La seconda l’ho mangiata programmaticamente, d’un fiato, un pomeriggio da sola dopo una giornata terribile al lavoro. La terza l’avevo dimenticata in dispensa, e quando l’ho ritrovata me la sono di nuovo fatta fuori. Si. Non è bello, e molti trovano anche stomachevole mangiare queste quantità di cioccolata bianca. Lo so, è burro di cacao, grassissimo e stucchevole. Che vi devo dire, ho la soglia del dolce molto alta… 10 anni fa per un compleanno avevo commissionato dei bignè ripieni di glassa, che ovviamente il pasticcere si è rifiutato di fare 🙂 Probabilmente non siete dei golosi  come me, ma se lo siete, e davanti alla cioccolata non sapete proprio resistere, mi raccomando, compratela solo dopo avere messo il burro a temperatura ambiente, così non avrete tentazioni!

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Spaghetti con pesto di rucola, ricotta e peperoni

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Da piccola sognavo di fare l’archeologa. Nella mia idea di chi sarei stata da grande, che mettevo quotidianamente in scena ogni pomeriggio, la mia vita si divideva fra lunghe campagne di scavo, in abiti kaki e cappellino con visiera, e periodici rientri in  facoltà, in tailleur e pila di libri sottobraccio, a tenere lezioni e conferenze. Così entravo in camera,  agenda e sussidiari alla mano e rossetto di mia madre sulle labbra, mi mettevo alla scrivania e iniziavo lunge dissertazioni e dettagliate relazioni su quanto fatto in campo, i risultati delle attività e poi aprivo la sessione di domande e risposte. Ovviamente si sentivano solo le risposte, perchè ero da sola. Non so mia madre che pensava, quali grandi speranze forse suscitava in lei questa figlia professoressa che organizzava ordinate classi di pupazzi di peluche. Tuttavia qualcosa negli anni non ha funzionato, mi sa: niente campagne di scavo, niente prestigiose cattedre americane, niente copertine sul National Geographics. Si, qualcosa è andato storto, direi, storto alla grande. Però la tuta kaki e il tailleur hanno continuato a convivere dentro di me, come i due lati di una stessa medaglia, adattandosi ai tempi e ai luoghi della mia vita. Così, mentre già occupavo un’anonima scrivania, mi sono iscritta all’università e nel tempo libero mi sono laureata. Riposti poi  i libri ho preso macchina fotografica, padelle e ho aperto il blog: non ho ancora deciso se questi siano la mia tutina kaki o il mio tailleur,  ma forse non devo nemmeno davvero decidere. Perché quando mi metto all’opera, vedo che cosa ho in casa di buono, penso a cosa farne, tiro fuori due padelle, il cavalletto e cerco la luce buona  io mi sento felice come quando in quei giorni lontani sognavo e giocavo a chi sarei stata da grande.

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Passaggio in Turchia: bulgur vegetariano speziato

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Ci sono profumi che sono indissolubilmente legati a luoghi, fatti e persone della nostra vita. Un particolare gel per capelli al mio primo bacio; un prodotto per la pulizia del legno al mio ultimo lavoro prima di quello attuale, duemila anni fa; il limone nella crema pasticcera alla mia mamma; il cumino a quel breve, intenso, passaggio in Turchia.

Ricordo con commozione la prima notte che ho passato a Istanbul.  Alle cinque, era ancora buio, i minareti hanno diffuso il canto dei muezzin per la prima preghiera del mattino: ho aperto gli occhi, mi sono affacciata alla finestra e ho ascoltato il canto in un’atmosfera magica… anche se poi mi sono riaddormentata quasi subito 🙂

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Istanbul è speciale. Non è solo per la bellezza della città, l’atmosfera da favola creata della sua architettura e la cordialità dei suoi abitanti.. Forse è l’idea di avere un piede in Asia, tanto che mentre attraversavo il Bosforo, in traghetto, continuavo ad avere questa visione epica di cavalieri al galoppo verso Damasco. Forse perché sognavo la Turchia da quando ero bambina, folgorata dall’Iliade e ancor più dal romanzo “La Torcia”, che ho letto, non scherzo, almeno venti volte e di cui -lo confesso- ogni tanto leggo ancora un pezzetto qua e la, che tanto lo so quasi a memoria 🙂

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Si, a Istanbul tornerò volentieri. Ho voglia di viaggiare un po’ e ho voglia di sole, tanto sole, senza il vento siberiano malefico di questa Pasquetta. Intanto, siccome repetita iuvant, venerdì scappo a Parigi per un rendez-vous primaverile con la mia amica futura chirurga. Poi vedremo.

Il piattino di oggi ha una nota orientale ma soprattutto è ideale per smaltire gli eccessi alimentari pasquali: è leggero e profumato e si prepara in poco tempo, che dire di più… un paio di cose, in effetti, o anche tre. Primo: il bulgur, se l’esotico vi scoraggia, è semplicemente grano spezzato. Siccome esistono almeno un milione di modi di cuocerlo vi consiglio di comprarne una confezione e seguire le istruzioni di cottura sul retro (il mio aveva 15 minuti di cottura, peso dell’acqua doppio rispetto al peso del bulgur). Secondo: si, lo ammetto, zucchine peperoni e melanzane non sono di stagione. E’ vero, mea culpa, ma c’avevo una gran voglia 🙂 E poi terzo: il cumino. Personalmente ho un rapporto molto conflittuale col il cumino per via dell’infinito numero di cous cous che ho rovinato: però se non lo metti se ne sente la mancanza, metterne troppo è di una facilità estrema e se ne hai messo troppo copre TUTTI gli altri sapori. Occhio, mi raccomando.

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