Stagioni. Gnocchi di fave su fonduta di pecorino

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Era veramente una vita che volevo provare a fare questi gnocchi. Non vi sto nemmeno a dire quante primavere ho lasciato passare senza mai decidermi. In tutta onestà l’ultima volta che avevo fatto gli gnocchi avevo 5 anni, ed ero con mia nonna. Io avevo l’ingrato compito di passarli sui rebbi della forchetta, perché di toccare l’impasto non se ne era parlato: mia nonna è tuttora un pochettino dittatrice con gli impasti in generale, se ti vede ad armeggiare poco energicamente ti scansa con una fiancata, a 80 anni suonati, e prende in mano lei la situazione… ma questa è un’altra storia 🙂 Insomma eccoli finalmente!! Gli gnocchi di fave. Una variante gourmand del più classico finger food primaverile, il pecorino con le fave: la parte noiosa consiste nello sgusciare le favette  lessate, ma devo dire che ne è valsa veramente la pena. Però non fate come me, spicciatevi a farli, perché fra poco non sarà già più tempo di baccelli e dovrete rimandare alla prossima primavera! Per la fondutina di pecorino mi sono affidata a degli esperti, gli chef de La Bottega di Stigliano, da cui ho acquistato un pecorino fresco delizioso: perché un segreto che non conoscevo è che per la fonduta il pecorino deve essere fresco!!

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Gnocchi di fave con fonduta di pecorino (per due)

300 gr. di fave sgusciate (circa 1 kg di baccelli)

125 gr. di patate lesse

11o gr. di farina

1 cucchiaio di Parmigiano

3 foglie di menta

sale

Per la fonduta:

50 gr. di pecorino fresco

70 gr. di panna liquida

10 gr. di burro

1 tuorlo d’uovo (opzionale)

sale e pepe

Lessate una patata con la buccia. Sbollentate le fave per 5 minuti in acqua salata, scolatele e privatele della pellicina esterna. Mettete le favette sgusciate in un mixer assieme alla menta e al parmigiano e  frullate per farne una crema. Sulla spianatoia, passate le patate tiepide nello schiacciapatate, aggiungete la farina e  la crema di fave e lavorate l’impasto. Staccate dei pezzetti, fate dei bastoncini e tagliate dei cubetti di circa un centimetro a cui darete la forma che preferite.

A parte, mettete a scaldare la panna e il burro, aggiungete poi il pecorino grattugiato e se vi piace un tuorlo d’uovo e mescolate con la frusta a mano fino a raggiungere una consistenza non eccessivamente densa.

Cuocete gli gnocchi in acqua salata, una volta a galla scolateli e conditeli con la fonduta, un pizzico di pepe e una fogliolina di menta.

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Impara l’arte. Quiche alla Vignarola

Ho da poco finito di leggere “Julie&Julia”. A volte avevo l’impressione che fossi io a parlare, nel libro. Stessi pensieri, anche in alcuni modi di esprimerci ho trovato certe notevoli somiglianze. Anche per me sarebbe un sogno lavorare in pigiama. A casa mia intendo, con il mio computer, la mia tazza di caffè e via dicendo. Ma quanti lo hanno già sognato?  Recentemente mi sono chiesta quanti siamo nel mondo ad andare a lavorare ascoltando in macchina “Comptine d’un autre été”. O a cantare a squarciagola, secondo l’umore. Trovo in un certo modo confortante sapere che, qualunque cosa stia pensando, qualcuno da qualche parte lo ha già pensato. Lo sta pensando. Lo penserà. Tuttavia ciò rende assai improbabile che io abbia mai l’idea del secolo e questo lo trovo un tantino deprimente. Torniamo ai fornelli, fate un piccolo test enogastronomico. Pensate un piatto. Provate a pensare a qualcosa di veramente ardito, qualcosa che vi sembri proprio geniale, oppure accostate alimenti a caso e cercate su Internet. Scoprirete che qualcuno lo ha già fatto, scritto, fotografato e mangiato plurime volte. Allora mi chiedo: l’arte si impara, ma il genio??

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L’essenziale. Quinoa con crema di peperoni e calendula

IMG_2638Domenica pomeriggio sono andata a fare una passeggiata nel bosco per un corso sul riconoscimento delle erbe spontanee tenuto da Claudia, foodblogger bravissima che vi consiglio di andare a leggere ed esperta conoscitrice delle erbe spontanee sia sotto il profilo erboristico che quello culinario. Non la conosco ancora tantissimo, ma la prima differenza fondamentale che ho potuto notato tra noi durante il corso è che, catapultate in solitudine in un’immensa foresta, lei probabilmente sopravviverebbe diversi mesi mentre io morirei in 5 giorni. Il potere nutritivo, così come gli usi terapeutici delle piante che crescono in natura, senza alcun bisogno dell’intervento dell’uomo, sono aspetti che mi hanno sempre affascinato e che conosco ancora troppo poco, ma che sto cercando piano piano di apprendere. Se avrete occasione di frequentare un suo corso vi consiglio veramente di farlo: Claudia è competente, preparata e appassionata e soprattutto mi ha fatto riflettere. Cosa ci è davvero necessario? Pensavo al senso di andare al lavoro per avere i soldi per comprare vestiti per andare al lavoro. Pensavo al fondo pensionistico in cui sto versando dei soldi che mi verranno restituiti, a partire da quando avrò 70 anni, in 1080 comode rate mensili . Pensavo che ho 34 passwords ma non so mettere un bottone. Che senza ibuprofene durante il ciclo sono una donna perduta. Pensavo che ho soldi per pagarmi la benzina ma finisce che non riesco mai ad andare da nessuna parte. Che ho mille idee e niente in mano. Che lavoro da 12 anni ma non ho un mestiere. A volte penso che se continuo a rifletterci troppo finisco per uscire pazza. Oppure no? Cosa è veramente essenziale?   Continua a leggere

Fino all’ultima briciola. Torta di pane raffermo con cacao e ananas

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Quando stavo con i  miei praticamente si mangiava pane vecchio tutti i giorni. La cosa funzionava più o meno in questi termini: si, il pane fresco era stato acquistato, ma siccome c’era il pane del giorno prima andava consumato prima quello. Il risultato era che anche il giorno dopo si mangiava il pane del giorno prima, pure che era stato di nuovo acquistato ma prima c’era da finire quell’altro…Palati più raffinati, tipo il mio, accumulavano invece quintali di pane vecchio gradendolo fresco e fragrante tutti i giorni e finendo poi per preparare container di pappa al pomodoro per smaltire gli eccessi. In quasi tutte le case degli italiani vige l’usanza di comprare pane per un reggimento, pane che sistematicamente si accumula e che finisce per essere gettato via: cosa che talvolta succedeva anche a me finché non ho iniziato a cercare modi creativi per riutilizzarlo, e sono fiera di poter dire che siamo finalmente arrivati allo spreco zero, qui 🙂  Continua a leggere