Eredità familiari. Il bigolotto di mele

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Sono figlia di migranti. Il frutto di traiettorie incrociate, in qualche modo predeterminate dalla Storia, quella con la S grande, quella che chiama “le masse” milioni di uomini e di donne in movimento, alla ricerca di una vita migliore, per sé e per le loro famiglie. Provenienti dagli angoli opposti del Paese, ma spinte dalle stesse motivazioni, le famiglie dei miei sono confluite nella grande, grigia metropoli alla fine degli anni Sessanta. I due giovani migranti si sono conosciuti poco dopo: un destino in comune, chissà, tante cose di cui parlare, e da cosa nasce cosa e fra queste, io. Vent’anni dopo i due ancor giovani migranti lo hanno fatto di nuovo, con le stesse motivazioni delle loro famiglie. Forse è per questo che sono come sono, il movimento ce l’ho nel sangue, il cambiamento mi esalta, i traslochi mi mettono allegria, in ogni luogo mi sento a casa e in qualche modo non mi sento mai a casa… Continua a leggere

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Un’allegoria del calore: vellutata di zucca con crostini aromatici

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Sarà Novembre.  Saranno queste foglie che cadono gialle, leggere, stanche, e che il vento si porta via. Sarà questa pioggia fine, costante, morbida, questo cielo perennemente plumbeo. Queste copertine appoggiate al divano, questa lana ritrovata, dove affondare le mani prima di disporla in ordine negli armadi. Conosco persone che d’inverno vivono col phon attaccato accanto al letto. E non per asciugarsi i capelli, ma per spararsi aria calda in faccia o sotto le coperte. Ne ero all’inizio rimasta basita. Mi hanno cresciuta terrorizzandomi con l’idea della facile combustibilità dei letti con le stufine, le candele, poi le sigarette, le termocoperte e che altro ne so, insomma figurarsi un phon. Che in generale uso anche poco. E  poi.

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Il riciclo delle clementine e il curd a mia insaputa

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Se c’è una cosa che non sopporto è buttare via il cibo. Lo trovo inaccettabile e quando mi succede mi sento tremendamente in colpa. Dico sempre che sarebbe bene che iniziassero a produrre frigoriferi con lo sportello trasparente, così avremmo sempre tutto a vista e ci dimenticheremmo dentro la metà delle cose che poi purtroppo buttiamo. Nell’attesa che la tecnologia ci supporti conviene guardarci dentro e riorganizzarlo spesso,  così da mettere in evidenza gli alimenti a più breve scadenza, la frutta matura, la verdura un po’ più provata: qualche idea per la cena può venire proprio così!

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Tempo di coccole. Fesa di tacchino al latte e zucca al forno

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Questo piatto mi sa tanto di casa, di domenica.  Mi sa di coccole. L’arrosto al latte è un piatto che mi facevano spesso da piccola, e che a un certo punto non si è più visto. Complice forse la scoperta di una diffusa intolleranza al lattosio in famiglia, o forse è solo passato di moda, fatto è che non lo mangiavo più da tantissimi anni. Mi è tornato improvvisamente in mente una sera, quando, aggirandomi come spesso accade in stato semi-confusionale fra i banchi del supermercato, ho trovato la fesa di tacchino, un taglio che tra l’altro credo di non aver mai acquistato in vita mia.  Mi sono ricordata del coltello elettrico di papà, della padella coperta con l’arrosto già tagliato dentro, del profumo buonissimo di latte ed erbe aromatiche. Per la ricetta ho chiamato mamma, ovviamente, per scoprire poi che il suo era fatto con l’arista: vallo a capire, cosa ci dice il cervello 🙂

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