Moscardini alla diavola e la pace del mare.

Volevo andare al mare stamattina ma mi ha tradito il tempo. Avevo bisogno di sdraiarmi sulla sabbia e non pensare più a niente. Sono da giorni sul filo di una lite enorme con me stessa, così volevo solo portarmi al mare a fare pace, ma per la pace non sembra sia tempo, ultimamente. E nemmeno per il mare, visto questa recrudescenza invernale che di positivo ha solo che non ho ancora dovuto pensare alla drammatica logistica del cambio armadio. Sono in lite perché voglio e non voglio un sacco di cose, ci capisco sempre meno e invece di analizzare i miei sentimenti e cavarci un ragno dal buco il fattore confusione è esponenzialmente aumentato nelle ultime due settimane. Così ho fatto silenzio, qui sul blog, un’altra volta, per giorni. Vorrei tutto e subito e allo stesso tempo sono terrorizzata. La casa. Il nuovo lavoro. Gli scatoloni. Ascolto musica come antidoto ma la notte si fa buio, silenzio, e io rimango sveglia a girarmi nel letto come una trottola ad ascoltare i miei pensieri confusi. Di nuovo, sto tralasciando la funzione positiva del tempo lineare: avere tempo, dare tempo, darsi tempo. Di nuovo, bramo un’immediatezza che produce solo insonnia. Dopo molto riflettere e poco dormire, ho deciso infine di chiudere tutti i pensieri in una scatola e non guardarli più: e questa scatola è il post di oggi.

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Eredità familiari e nuovi orizzonti. Patate riso e cozze: la tiella barese di nonna

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Quando starete leggendo probabilmente sarò già in viaggio verso la Puglia, l’amata terra di mia madre. Non è esattamente un viaggio alla scoperta, diciamo pure che è la quinta volta che vado a trascorrervi le ferie e che in generale ogni occasione è buona per farci un salto, ma che ci posso fare, io in Puglia mi sento a casa. Forse è il richiamo atavico delle mie radici materne, una certa non so come familiarità con quel mare, quel vento, quelle strade, ma so che ogni volta che ci vado mi sento bene, serena, calma, determinata, e ogni volta torno a casa con un sacco di idee e di progetti. Forse è l’effetto che fanno a tutti le ferie, in generale, ma non per me: la Puglia ha qualcosa di speciale. Eh si, molte fiammelle si sono accese negli anni, e molte purtroppo le ho lasciate spegnere al ritorno a casa, soffocate dalla routine e da una certa abitudine a scoraggiarmi abbastanza in fretta: così quest’anno parto senza aspettative, senza particolari attese di quello che sarà perché tanto so già che quando tornerò quello che troverò sarà un mondo tutto nuovo 🙂

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Guardando l’acqua da uno scoglio. Carpaccio di pesce spada con pesche e lavanda

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Quanto era facile tuffarsi in acqua quando ero bambina. Di testa, a bomba, a candela, quanto era facile, e quanto era bello!  Ci tuffavamo per ore, in file circolari, risalivamo gli scogli come granchietti e non ci scoraggiavano le nostre dita spiegazzate dal lungo ammollo, i graffi sulle braccia, le sonore panciate con risate annesse e nemmeno le urla dei grandi che dalla riva incitavano in coro a uscire dall’acqua. Quanto era bello lanciarsi dai muretti, quando sotto c’era papà a dirti: “Tranquilla. Ti prendo io.” Quanto era facile chiudere gli occhi e lasciarsi nel vuoto. E dietro applausi e risa, e: “Ancora! Ancora!”.

Darei tutto l’oro del mondo per tornare all’esatto momento della mia vita in cui gli scogli sono cominciati a diventare troppo alti, l’acqua troppo scura, la panciata troppo indecorosa. Quando ho realizzato che lanciarsi era un rischio troppo grande, perché sotto non c’era più nessuno a prenderti.

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