Galette mela e cannella

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“Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.”

J.P. Sartre

Resto allacciata al peso specifico di un silenzio necessario. Ad una foto ingiallita appesa al muro degli anni di noi. Ai piccoli oggetti e le carte, all’arte mai appresa di lasciarsi. Se per fare un passo in avanti si debba perdere per un attimo l’equilibrio è questione su cui non so dire se non che la ritrovo nella grana grossa di un mazzo di carte gettato sul tavolo, di un puzzle mai finito e infine distrutto. Il peso specifico delle parole necessarie. Riorientare il corpo, conoscere lo spazio, sentire le zone d’ombra con un brivido sul primo tramonto di Marzo. Cercare la luce adatta a inventare la storia. Scegliere quale parte reclama l’urgenza di essere. Passare un colpo di spugna sulla tela. Capire il senso di una trama solo ai titoli di coda. Lasciarsi essere, andare lontano. Concludere una metamorfosi, come la farfalla che, schiuse le ali con rapido gesto, si volta a guardare il corpo di bruco sullo stelo di un fiore nel prato di noi.

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Arista panata al mais con verdure al forno e un’inverno che sa già di primavera

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Passeggiavo stamattina col mio cane quando sono incappata in un prato di viole fiorite. “Ma quant’è che non scrivo?” mi sono chiesta con un brivido. E’ passato un sacco di tempo, è vero. Del resto l’inverno è anche questo, gesti lenti, coperte calde, stirarsi sonnacchiosi in un freddo pomeriggio domenicale. Poi, inaspettato, è arrivato un sole caldo a svegliarci. Così si parte, anche se ancora un po’ in sordina, con i grandi progetti per la primavera. Perché la scuola è finita e non esagero quando dico che sono stati i due mesi più belli della mia vita. Imparare ogni giorno una cosa nuova ha ridato forma al mio tempo, che da ripetitivo e circolare è diventato lineare, denso ma allo stesso tempo fluido, in un gioco di tagli, profumi e parole che non scorderò mai. Lo scorrere della pasta sul dorso delle mani, la spumosità di una crema, il profumo delle spezie, le espressioni amiche. Il sorridere di un errore, riempire una sac à poche, comporre un piatto con arte e infine gustare le nostre creazioni davanti a un bicchiere di buon vino. Così ho imparato, sopra a ogni altra cosa, la Bellezza, e me la porterò sempre nel cuore.

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L’antigelo: pasta al pesto e soppressata.

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Questo nuovo anno non è iniziato proprio benissimo, anche se non tutto il cielo è grigio, per fortuna. Prima mi si è allagato il bagno, poi il gelo mi ha fatto esplodere l’impianto di irrigazione ( e così mi si è allagato il giardino :O ), poi il PC ha iniziato a dare segni di cedimento e infine la mia macchina mi sta abbandonando. Colpa del gelo? Colpa degli astri? Non lo so, ma mentre impariamo a conoscerci, io e il nuovo anno, mi sono fatta i capelli rosa. Così, per dare un colpo di colore forte a queste gelide giornate di Gennaio. E li ho tagliati. A spazzola. Ora, devo dire che camminare per le strade ventose della mia città con la testa rasata è stata un’esperienza quasi mistica, ma almeno mi sono schiarita le idee. Ho bisogno di prendermi maggiore cura delle cose, a partire dall’ambiente in cui vivo: la casa, prima di tutto, gli oggetti che vi sono contenuti. Ma anche gli affetti, gli amici e le persone che incontro solo di tanto in tanto, o anche per la prima volta. E ho bisogno di rinnovare, se non si è capito. Sono andata alla ricerca di una macchina ibrida, che almeno se devo cambiarla do anche una mano al pianeta, o no? E ultimo ma non meno importante c’è questo caro e vecchio PC che mi distorceva tutte le foto e per una food-blogger vi lascio immaginare quanto confortevole possa essere. Fortunatamente il problema era risolvibile con due click, e infatti dicevo che comunque l’anno nuovo non porta solo noie, anzi. Al corso di cucina imparo ogni giorno delle cose fantastiche, che spero di riuscire a sviluppare in un percorso personale e originale, sul blog e nel lavoro. In questi giorni stiamo trattando la carne, che tanto mangio al ristorante quanto poco cucino a casa, come si nota anche dalla deserta sezione dei secondi di carne. Poi ci sono le collaborazioni sul nascere, ovvero quella costellazione di tanti piccoli e chissà se casuali incontri da cui nascono idee da sviluppare, che caratterizza sempre più questo periodo della mia vita.

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Ricomincio da zero. Il brodo di pollo

Ho cominciato l’anno scrivendo il post sul quaderno prima di passarlo sul PC, in una freddissima sera di inizio Gennaio come si faceva una volta, al tavolo da cucina con carta e penna, maglione pesante, luce soffusa, cagnolino alla mia sinistra, che sembriamo quasi uno di quei quadri seicenteschi che passa Rai5 in questo momento. E’ un inizio dell’anno che stenta a decollare, questo, con un raffreddore pervicace che non accenna a passare, poca voglia di fare alcunché, sonno perenne: così mi godo per quanto possibile l’ultima settimana di vacanza, con calma e senza fretta. Sento il bisogno di ripartire da zero, dopo gli eventi turbolenti ed esaltanti che hanno caratterizzato il mio 2016, perché l’ultima cosa che mi ha insegnato l’anno appena trascorso è che io delle basi non so proprio nulla. Pensavo di essere ad un certo definito punto, una cuochetta in potenza in attesa solo di essere limata da un facile corso di cucina, e invece quello che ho scoperto è che di base sono quasi a zero. E allora da zero riparto anche qui, con un semplice, profumato, corroborante brodo di pollo che ho imparato a fare a scuola. Il brodo non si presta ad essere altamente scenografico perciò vi risparmio una foto a mezza luce di una tazza piena di liquido: è la sostanza che conta, no?

E’ stato un mese silente, questo, ma altamente introspettivo. Ho deciso che non costruirò la mia casa dal tetto, ma da solide fondamenta: con impegno, esercizio, studio, pratica e formazione. E quando sarò soddisfatta di me e del mio lavoro allora verrà il tempo del forno nuovo, dell’impastatrice e di tutti gli altri regali che mi volevo fare: non un minuto prima! Mi ritrovo ad essere così severa perché mi sono resa conto che sono stata un po’ lassista con me stessa negli ultimi mesi: la  scuola per me ha significato anche questo, disciplina. Ho deciso che costruirò il mio nuovo mondo nel 2017 e che sarà un anno di crescita e di grandi, immense soddisfazioni. Intanto, mi godo una tazza di brodo fumante sul divano, fra le coperte, come da clichè, ma voi restate in attesa degli ulteriori utilizzi di questo pentolone!

Brodo di pollo

Ingredienti:

  • olio evo un filo
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 piccola cipolla rossa
  • 2 rametti di prezzemolo
  • 3 sovraccosce di pollo
  • 2 litri d’acqua fredda
  • sale grosso e fino
  • pepe in grani 5

Procedimento:

  1. Mettete a scaldare un filo d’olio in una pentola capace
  2. Lavate e mondate le verdure, tagliatele a cubetti di un paio di centimetri e mettetele a soffriggere nella pentola per circa 5 minuti.
  3. Lavate e mondate la carne e mettetela a soffriggere con le verdure: fate tostare il tutto per 5 minuti girando la carne di tanto in tanto.
  4. Aggiungete un generoso pizzico di sale grosso e il pepe e fate tostare qualche altro minuto.
  5. Coprite tutto con l’acqua fredda.
  6. Fate sobbollire per circa 2 ore.
  7. Una volta ultimata la cottura, lasciate rafreddare per una notte e l’indomani filtrate il brodo.

Eredità familiari e nuovi percorsi. La pasta coi broccoletti

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Quando devo prendere una decisione importante nella mia famiglia trovo sempre un porto sicuro. Quando ho voluto lasciare il lavoro i primi con cui ne ho parlato sono stati mamma e papà, e da loro ho trovato consigli bilanciati e il coraggio di fare il grande passo. E’ una relazione che ho rimparato ad amare immensamente in età adulta, quando finiti gli spasmi d’indipendenza adolescenziali ho riscoperto la gioia di riaccoccolarsi nell’avvolgente abbraccio di papà o di un bacio di mamma. E’ da loro che corro appena ho una buona notizia, come quando un paio di settimane fa mi hanno invitato in radio a presentare il blog, o come quando ho fatto i biglietti da visita. A loro ho detto per primi dello show cooking a cui mi hanno invitato domenica prossima, da loro mi autoinvito spesso a cena, e a volte rimango pure a dormire solo per la felicità di fare colazione insieme. A 36 anni sento di poter dire che devo tutto alla mia famiglia, e sarà l’aria del Natale che incombe ma non sto più nella pelle dalla voglia di andare a trovare nonna, zie, zii e cuginame… le mie radici, insomma, con cui ho voglia di stringermi in un grande abbraccio.

La pasta coi broccoletti l’ho ereditata da mia madre.  E’ una di quelle ricette facilissime da fare ma che sono così gustose che non si possono dire a parole, vanno semplicemente provate. Il profumo dell’aglio e del peperoncino che avvolgono questa pasta sfuggono a qualsiasi tentativo di descrizione. E’ una ricetta del Sud-Italia, dove spesso le verdure si cuociono direttamente nell’acqua con la pasta: mia nonna fa così anche le orecchiette con le cime di rapa, ma questo blog è troppo giovane, e le mie mani troppo inesperte, per postare le orecchiette fatte a mano. Da cui i rigatoni 😀 Ma forse, e dico forse, fra qualche settimana potrei inaugurare la stagione della pasta fresca di Soul of Food. Perché  ho fatto il grande passo: mi sono iscritta alla scuola professionale di cucina, e dalla settimana scorsa sono alle prese tutte le mattine con roux, fondi, creme, zuppe, vellutate e da ieri con gnocchi, pici e tagliatelle 🙂 La sveglia presto mi ha voluto vedere in faccia perché mi ero un tantino viziata ultimamente, ma il motore è forte, anzi fortissimo: il mio progetto di vita sta prendendo finalmente forma e inizia fra i banchi, anzi, tra i fornelli. Così oggi vi lascio questa ricetta delle mie origini, mentre spicco il volo verso nuovi orizzonti, culinari e spero presto anche professionali 🙂

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Matcha tea muffins di una domenica pomeriggio

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Ho conosciuto il thè matcha qualche anno fa, mentre scaldavo la sedia in ufficio e mi scaldavo l’anima girando per blog durante la mia pausa pranzo. Il matcha è un thè cinese verdissimo, ottenuto dalla complessa lavorazione delle foglie, che vengono cotte a vapore e quindi ridotte in polvere finissima e impalpabile. Ingrediente- feticcio di molte blogger e chimera per molti anni, sia perché quasi introvabile sia perché costosissimo, è finalmente arrivato nelle mie mani durante una visita ad un tempio buddista del Nord-Italia, che lo vendeva ad un prezzo tutto sommato equo: ed eccoci qua. La scorsa domenica ho invitato un gruppo di amici per una sorta di cerimonia del thè delle cinque e per fare due chiacchiere: su gentile invito di mia sorella a produrre muffins adatti all’occasione ho pensato a quella bustina di matcha che giaceva inutilizzata in dispensa. Ho unito una manciata di mirtilli rossi secchi all’impasto e, una volta cotti, li ho accompagnati con una tisana ai fiori di loto, anch’essa acquistata al tempio. Fra le cose che adoro infatti ci sono anche i muffin della domenica. Mi piace prepararli dopo pranzo e poi mandare gli inviti alle persone, che di solito ad un muffin non rinunciano mai!  Mi piace l’atmosfera che si crea quando il sole è ormai tramontato e l’acqua bolle sul fuoco. Mi piacciono le chiacchiere da divano e le tazze fumanti e profumate. E la cosa che amo di più di questi momenti è incartare i muffins rimasti e regalarli per la colazione dell’ indomani 🙂

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Un autunno incantevole e un Curry di cavolfiore

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Adoro il cielo color carta da zucchero di Novembre, la luce tenue e fioca di metà pomeriggio, l’aria fresca e pungente tirata dal vento che muove le foglie gialle. Adoro l’arancio acceso dei cachi sui rami spogli e neri come la pece; questa pioggia incessante che batte sui vetri freddi. Amo l’autunno e amo più che mai questo autunno, per tutto quello che sta portando nella mia vita. Progetti e collaborazioni che non mi concedevo nemmeno di immaginare fino a sei mesi fa, o che spesso sognavo con le lacrime agli occhi. Amicizie nuove, intense, quando il mondo prima mi sembrava un sistema chiuso. Una nuova forza di affrontare i problemi, di essere vicina a chi mi è vicino, di cercare soluzioni creative dove non sembrano esserci uscite facili. E poi ci sono le gioie delle piccole cose: una coperta calda sul divano in due, un buffetto col naso su un nasino nero, un thè alla menta fumante. Cercare il significato preciso di una parola prima di scriverla sul blog, leggere tre libri contemporaneamente, tradurre il testo di una canzone. Svegliarsi presto per prendere il caffè con un’amica, i muffin che cuociono in forno, una zuppa calda con le verdure di stagione.

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Pollo al curry

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Ammetto che in questi ultimi giorni ho dormito un po’ troppo e all’improvviso, tutta assieme, mi è venuta una gran voglia di fare. Così stamattina mi sono svegliata presto, ho fatto ordine, ho fatto una serie di telefonate che venivano ricopiate in agenda da un paio di settimane, ho preso appuntamenti, poi ho studiato e ho cucinato. Ed eccomi qui a scrivere, con gli uccellini che cantano sotto un cielo plumbeo che promette pioggia ma la disattende, mentre invita a indossare un maglione che è ancora troppo pesante per il clima di questi giorni. Pazienteremo ancora. Come per le vellutate, che ho tanta voglia di fare e di postare ma per le quali ancora non sono ispirata.

Oggi invece carne! Strano, vero, su questo che molti definiscono un blog vegano… ma io vegana non sono, anzi! Adoro il pollo al curry, col suo aroma intenso di spezie e quel sapore avvolgente, esotico, caldo. Poi questo mi è venuto particolarmente bene così non potevo che condividerlo 🙂 Ho fatto delle aggiunte personali che troverete nella ricetta: la pasta di curry, ad esempio, che avevo già usato qui, è un mix indiano di spezie come il curry in polvere, ma più piccante.

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Le farine dimenticate. Muffin con farina di ceci e mele

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Ho comprato un libro che mi ha fatto venire una gran voglia di svuotare tutti i barattoli delle farine che ho in dispensa. Si chiama “Le farine dimenticate” ed è stato scritto da due blogger che non conoscevo. Mi è piaciuto subito e sin dalla copertina ho capito che era il libro giusto per me, che ho scritto una tesi sulla panificazione tradizionale :). Così, complici queste giornate molto fredde e umide, ho deciso di coccolarci con dei muffin alle mele e di arricchirli con la farina di ceci, una delle farine alternative a quella di grano di cui si parla nel libro. In realtà l’avevo già usata qui per una preparazione salata, ma devo dire che anche nei dolci ha trovato un ottimo impiego.

La farina di ceci si trova ora in commercio, ma leggo che prima veniva prodotta macinando i ceci essiccati. E’ priva di glutine e questo la rende perfetta per le persone celiache o intolleranti al grano, tuttavia per migliorarne le proprietà nutritive è utile associarla a dei cereali. Ricca di proteine vegetali, contiene anche molte vitamine e sali minerali come il calcio, il fosforo e il ferro, oltre a fibre e saponine che impediscono l’assorbimento del colesterolo cattivo nell’intestino.

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Un giorno di pura ispirazione con Hèléne Dujardin. Gnocchetti sardi con feta greca e peperoni rossi

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Non voglio proprio lasciarla andare, quest’estate. Coi suoi colori e i suoi profumi, voglio che rimanga con me ancora per un po’. Il tempo mi aiuta, con queste belle giornate calde, a tenerla stretta al cuore e a non pensare che siamo già a Ottobre. A Ottobre avrei dovuto avere le idee chiare e le carte pronte e invece sono ancora qui, senza i compiti fatti e con le idee ancora tutte all’aria. A farmi sognare ancora di più a occhi aperti è stato il regalo che mi sono fatta per il mio compleanno, il fantastico workshop di food photography di  Hèléne Dujardin, tenutosi allo studio di Giulia un paio di sabati fa. L’ ambientazione era pazzesca: un bellissimo studio con una cucina enorme, un grande tavolo per noi studenti, qualche centanaia di props per sbizzarrirci nelle nostre foto e un maxi-schermo sul quale Hèléne ha proiettato le sue favolose slide. Il tutto accompagnato da un pranzo delizioso preparato dalla stessa Giulia, ai cui corsi vi consiglio di partecipare appena ne avete la possibilità: qui trovate il prossimo 🙂

Hèléne Dujardin è una fotografa professionista e una blogger molto famosa. Francese di nascita e americana di adozione, le sue foto sono pubblicate a livello internazionale su grandi riviste di cucina, per non parlare delle collaborazioni con case editrici e grandi aziende. Degli scatti di Hèléne amo l’uso sapiente della luce, l’attenzione ai dettagli, la composizione del setting, i colori magnifici.  Allo stesso tempo, ho adorato la sua semplicità e naturalezza durante il corso, la sua intraprendenza e la sua determinazione, oltre al fatto che ha fatto degli scatti meravigliosi in modo tale che sembrasse la cosa più facile del mondo.

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Oltre all’aspetto altamente tecnico di questi corsi, essi sono per me una boccata di ossigeno puro: così, armata fino ai denti di determinazione e voglia di fare, sono andata a comprare luce e diffusore con l’idea di mettermi subito al lavoro sui dolci autunnali. Ma come non bastano un paio di occhiali a fare un intellettuale, così non sono sufficienti due attrezzature nuove a fare lo scatto perfetto:  però ho tutto l’autunno per lavorarci su, quando fuori farà freddo e le giornate grigie saranno una vera sfida per l’obiettivo, quindi niente fretta e niente panico! Perciò oggi eccomi qui, in maniche corte e sandali, che vi pubblico una ricetta ancora molto estiva, con gli ultimi peperoni della stagione, mentre già zucche e castagne fanno la loro apparizione sui banchi dei fruttivendoli. Semplici e divertenti da presentare, gli gnocchetti sardi con i peperoni e la feta greca chiudono definitivamente la mia fantastica estate del 2016, forse la stagione più bella che io abbia vissuto da molti anni a questa parte, e spero che lo sia stata anche per voi 🙂

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