Spaghetti con pesto di rucola, ricotta e peperoni

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Da piccola sognavo di fare l’archeologa. Nella mia idea di chi sarei stata da grande, che mettevo quotidianamente in scena ogni pomeriggio, la mia vita si divideva fra lunghe campagne di scavo, in abiti kaki e cappellino con visiera, e periodici rientri in  facoltà, in tailleur e pila di libri sottobraccio, a tenere lezioni e conferenze. Così entravo in camera,  agenda e sussidiari alla mano e rossetto di mia madre sulle labbra, mi mettevo alla scrivania e iniziavo lunge dissertazioni e dettagliate relazioni su quanto fatto in campo, i risultati delle attività e poi aprivo la sessione di domande e risposte. Ovviamente si sentivano solo le risposte, perchè ero da sola. Non so mia madre che pensava, quali grandi speranze forse suscitava in lei questa figlia professoressa che organizzava ordinate classi di pupazzi di peluche. Tuttavia qualcosa negli anni non ha funzionato, mi sa: niente campagne di scavo, niente prestigiose cattedre americane, niente copertine sul National Geographics. Si, qualcosa è andato storto, direi, storto alla grande. Però la tuta kaki e il tailleur hanno continuato a convivere dentro di me, come i due lati di una stessa medaglia, adattandosi ai tempi e ai luoghi della mia vita. Così, mentre già occupavo un’anonima scrivania, mi sono iscritta all’università e nel tempo libero mi sono laureata. Riposti poi  i libri ho preso macchina fotografica, padelle e ho aperto il blog: non ho ancora deciso se questi siano la mia tutina kaki o il mio tailleur,  ma forse non devo nemmeno davvero decidere. Perché quando mi metto all’opera, vedo che cosa ho in casa di buono, penso a cosa farne, tiro fuori due padelle, il cavalletto e cerco la luce buona  io mi sento felice come quando in quei giorni lontani sognavo e giocavo a chi sarei stata da grande.

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Passaggio in Turchia: bulgur vegetariano speziato

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Ci sono profumi che sono indissolubilmente legati a luoghi, fatti e persone della nostra vita. Un particolare gel per capelli al mio primo bacio; un prodotto per la pulizia del legno al mio ultimo lavoro prima di quello attuale, duemila anni fa; il limone nella crema pasticcera alla mia mamma; il cumino a quel breve, intenso, passaggio in Turchia.

Ricordo con commozione la prima notte che ho passato a Istanbul.  Alle cinque, era ancora buio, i minareti hanno diffuso il canto dei muezzin per la prima preghiera del mattino: ho aperto gli occhi, mi sono affacciata alla finestra e ho ascoltato il canto in un’atmosfera magica… anche se poi mi sono riaddormentata quasi subito 🙂

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Istanbul è speciale. Non è solo per la bellezza della città, l’atmosfera da favola creata della sua architettura e la cordialità dei suoi abitanti.. Forse è l’idea di avere un piede in Asia, tanto che mentre attraversavo il Bosforo, in traghetto, continuavo ad avere questa visione epica di cavalieri al galoppo verso Damasco. Forse perché sognavo la Turchia da quando ero bambina, folgorata dall’Iliade e ancor più dal romanzo “La Torcia”, che ho letto, non scherzo, almeno venti volte e di cui -lo confesso- ogni tanto leggo ancora un pezzetto qua e la, che tanto lo so quasi a memoria 🙂

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Si, a Istanbul tornerò volentieri. Ho voglia di viaggiare un po’ e ho voglia di sole, tanto sole, senza il vento siberiano malefico di questa Pasquetta. Intanto, siccome repetita iuvant, venerdì scappo a Parigi per un rendez-vous primaverile con la mia amica futura chirurga. Poi vedremo.

Il piattino di oggi ha una nota orientale ma soprattutto è ideale per smaltire gli eccessi alimentari pasquali: è leggero e profumato e si prepara in poco tempo, che dire di più… un paio di cose, in effetti, o anche tre. Primo: il bulgur, se l’esotico vi scoraggia, è semplicemente grano spezzato. Siccome esistono almeno un milione di modi di cuocerlo vi consiglio di comprarne una confezione e seguire le istruzioni di cottura sul retro (il mio aveva 15 minuti di cottura, peso dell’acqua doppio rispetto al peso del bulgur). Secondo: si, lo ammetto, zucchine peperoni e melanzane non sono di stagione. E’ vero, mea culpa, ma c’avevo una gran voglia 🙂 E poi terzo: il cumino. Personalmente ho un rapporto molto conflittuale col il cumino per via dell’infinito numero di cous cous che ho rovinato: però se non lo metti se ne sente la mancanza, metterne troppo è di una facilità estrema e se ne hai messo troppo copre TUTTI gli altri sapori. Occhio, mi raccomando.

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Torta di ceci con cavolo nero

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Qualche giorno fa ho fatto un esperimento. Un mezzo esperimento, in verità, e devo dire che il risultato mi ha molto soddisfatta. Con l’ultimo, ultimissimo cavolo nero della stagione ho fatto la cecina, che doveva servire da merenda per un’allegra scampagnata domenicale. Che poi non si è fatta perchè pioveva ed è diventata la nostra cena. Già, perché la primavera freme, si affaccia, si annuncia, ma sembra non voler iniziare mai.. però io la sento, nel profumo dell’aria nel tardo pomeriggio, quando passeggio e penso alle mille cose che potrò fare nel fine settimana…e che spero di poter iniziare a fare il primo week-end di sole 🙂

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Stagioni. Pesto di cavolo nero

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Inverno. Finalmente ha nevicato e io mi sono subito ammalata. Devo dire  anche che sono guarita in tempi record rispetto ad altre persone massacrate per settimane dall’influenza: insomma, una notte da Don Rodrigo con la peste e il giorno dopo stavo già decisamente meglio. Ora, vuoi che abbia preso una forma blanda, vuoi che abbia un fisico resistentissimo degno di studi scientifici, sia come sia una cosa la posso dire: non ho carenza di vitamine. Sto mangiando moltissima verdura, e sopratutto solo di stagione: non un pomodoro, non un peperone, solo chili e chili di cavolame, broccolame, radicchiame, finocchiame, ecc. Quando mangiamo un pomodoro a metà Febbraio dobbiamo avere la chiara consapevolezza di star introducendo nel nostro organismo acqua, in buona sostanza. Non molto più che acqua. Non fa male, certo, però è importante sapere che non fa nemmeno bene quanto potremmo supporre accingendoci a mangiare un’insalata estiva in pieno inverno. Continua a leggere

Vellutata di cavolo cappuccio rosso con crostoni alle noci. Ripartire.

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Non potevo saperlo. Quella mattina non potevo sapere che per tutta la settimana Parigi sarebbe stata così vicina, si sarebbe imposta alla nostra vista con tale violenza. Parlavo di gioia, di lunghe passeggiate e di dolcetti. Rimpiango la spensieratezza delle festività, ora la cerco negli angoli, nelle pieghe dei giorni. Ho sentito tante cose, ne ho ascoltate veramente troppe. Ora ho solo bisogno di silenzio, un mare di silenzio. Ho bisogno di pensare. Silenzio e colore. Ieri pitturavo i miei nuovi sfondi di legno per le foto del blog, e mentre pitturavo sognavo. Sognavo cose fra le vene del legno. No, non sognavo la pace nel mondo come le “miss-ochette” dei film: tuttavia sono certa che se ognuno in cuor suo conoscesse un po’ più di pace, di pace nel mondo ce ne sarebbe tanta, tanta di più. Continua a leggere

Spaghetti speziati con arancio e cavolfiore

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Ho bisogno del Natale. Dei miei parenti, dei pasti luculliani, di giocare a carte e non pensare più a niente. Degli abbracci, di scambiare regali e pensieri, raccontarsi l’anno trascorso davanti a una tazza di thè, farci i selfie e riderne fino alle lacrime. Natale per me è tutto questo è molto altro, inclusi purtroppo nebbia, grigio, gelo e quindi gli immancabili tosse, raffreddore e febbre 😦 Ma non mi scoraggio, e quest’anno ho iniziato a correre ai ripari in tempo dopandomi con vitamine a go-go, antisettici e antibiotici naturali!

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Col cavolo! Un lungo inverno e il cavolfiore alternativo

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Quando arriva questa stagione casa mia si riempie di cavoli. Broccoli, verze, cavolini e cappucci, però onestamente il cavolfiore l’ho sempre un po’ snobbato. Fondamentalmente l’odore in cottura ai più non stuzzica l’appetito, il suo sapore un volta cotto è pressochè neutro e se per disgrazia è stato lessato con dell’aceto lo trovo anche fastidioso. Ma questa versione, nella sua geniale semplicità, merita di essere provata. Innanzitutto la cottura in forno ne limita moltissimo il tipico “aroma”, ma soprattutto è troppo più buono! La preparazione è banale, la cottura molto veloce e una volta pronto può essere accompagnato da un pesto preparato sul momento con qualunque cosa abbiate in casa, una granella di frutta secca o una grattata di pecorino.. l’inverno sarà lungo quindi liberate la fantasia! Continua a leggere

Fino all’ultima briciola. Gnocchi di pane con cavolo nero

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Smettete di buttarlo. Riciclare il pane è un atto politico, un’affermazione di consapevolezza economica e sociale, perché nessun alimento viene sprecato tanto quanto il pane.  Il pane vecchio è la base per tanti piatti gustosi, come la ribollita, la zuppa lombarda, una crema di verdure. Nella peggiore delle ipotesi, potete passarlo nel mixer e farne del pangrattato. “Fino all’ultima briciola” è il titolo della prima rubrica del mio blog: al tema del pane sono affettivamente molto legata e credo che sia veramente importante parlarne, partendo da qui, dal non buttare quello che vi avanza:) .

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Arancio, arancino: risotto alla zucca

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Tutto si tinge lentamente d’arancio. I frutti sugli alberi,  le prime foglie cadute ai lati delle strade. Gli splendidi tramonti di ottobre, che dopo giornate ancora molto calde  precedono di pochi istanti piccoli brividi sulla pelle, la voglia di infilarsi una felpa, o sotto una coperta… E poi c’è lei,  la zucca, la regina d’autunno. Ho inaugurato la stagione con un classico risotto, che grazie alla bontà della materia prima ho cotto semplicemente con dell’acqua: però mi raccomando, assicuratevi di avere una zucca veramente buona, altrimenti usate il  brodo vegetale.  Io avevo una zucca “noce di burro” (di cui ho usato anche la buccia), ma anche una mantovana va benissimo, sono entrambe dolcissime, corpose e molto saporite.

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Risotto alla zucca

Prendete

200 gr di riso Vialone nano

200 gr di zucca “Noce di burro”

1 scalogno

1 litro di acqua

olio evo

burro

sale e pepe

E:

Mettete a bollire un litro d’acqua circa. Non salatela, salerete direttamente il riso in cottura.

Pulite e fate a cubetti la zucca, mettetela a stufare con un due fiocchi di burro in una padella piccola,  coperta, a fuoco basso, finché non sarà abbastanza morbida da potere essere schiacciata con la forchetta. Se necessario aggiungete mezza tazzina d’acqua.

Fate un fondo di olio e scalogno e fate soffriggere alcuni minuti a fuoco basso, versate  il riso e fatelo tostare. Iniziate quindi ad aggiungere acqua con un mestolo senza smettere di girare il riso, in modo che rilasci l’amido. Salate un pochino. A metà cottura unite la zucca che avrete ridotto in crema con una forchetta, aggiustate di sale e pepe e portate a cottura il riso. Potete mantecare con un po’ di burro.

Questo risotto tenderà a saziarvi quasi subito. Se ve ne avanza, non buttatelo! Il giorno dopo potete utilizzarlo per farne questi!

Arancini di riso alla zucca

Risotto alla zucca della sera prima

pangrattato

salvia

pecorino

Con un mattarello, stendete il riso tra due fogli di carta forno. Con le mani bagnate, prendetene una parte e mettetela sul palmo di una mano. Mettete al centro una foglia di salvia e sopra un cubetto di pecorino. Richiudete la mano a formare una pallina di riso e passatela nel pangrattato. Proseguite fino a esaurimento del riso. Infornate per circa 20 minuti girandole un paio di volte. Saranno perfette per accompagnare un fresco Spritz domenicale 😉 .

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Buono da pensare: pesto di zucchine crude

Ho tagliato di nuovo. E credo che taglierò ancora. Ho tagliato i capelli, ho accorciato le unghie, ho dismesso il fondotinta. Ho tolto le cose da terra, ho smesso di dividere i bianchi dai colorati, ho attaccato i mobili ai muri e credo che a breve ci attaccherò anche il mio smartphone, con un chiodo.  Il giorno che il mio cane, lasciato solo, ha sfasciato tutta una serie di soprammobili e cianfrusaglie, finalmente ho capito. Ho messo a vista tutto ciò che mi serve, il resto l’ho buttato. Mi piace l’idea di poter arrivare a prepararmi una valigia in 15 minuti, a prendere una decisione importante dopo 30 minuti di vera analisi dei fatti: togliere ciò che non serve più è il primo piccolo, ma fondamentale, passo. Cose, persone, discorsi, pensieri: la questione è di qualità, non di quantità. Ho bisogno di cose semplici e pragmatiche, di parole positive, di non disperdere energie, di ritagliarmi alcune ore di gioia concreta, passeggiando sotto questo ultimo, tiepido sole, con la macchina alla mano e guinzaglio nell’altra, o imparando qualcosa di nuovo in un libro, ad un corso, da qualcuno, e cercando di capire sempre meglio quale sia la strada giusta per me, soprattutto come imboccarla. E poi c’è il cibo. Si ribadisca l’ovvio, io non insegno a cucinare, che anzi avrei un’infinita voglia di imparare seriamente a farlo: condivido esperimenti, immagini, emozioni sul cibo.

Così, tanto per cambiare, l’altro giorno non avevo tempo. Però due cose so con certezza: che non sopporto la pasta all’olio e che si può fare un meraviglioso pesto di qualunque cosa in pochi minuti.

Pesto di zucchine crude

Prendete

1 zucchina

una punta di aglio

6 mandorle spellate

6 pezzetti di pecorino semistagionato grandi come le mandorle

una presina di sale grosso

qualche fogliolina di menta

olio evo

pepe nero

E

Lavate la zucchina, fatela a pezzi e mettetela nel mixer con una punta di aglio privato dell’anima, le mandorle, il sale, il pecorino, la menta e frullate. Io preferisco non ridurlo completamente in crema, ma il risultato spesso dipende dalla zucchina. Passate in una ciotolina, aggiungete una grattata di pepe e incorporate l’olio secondo i vostri gusti.

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Ah! Le dosi sono per due persone, nel caso moltiplicate.

Potete utilizzarlo come classico condimento per la pasta, come ho fatto io con gli spaghetti: in questo caso allungatelo con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e fate saltare un minuto.

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Questo pesto è buonissimo anche per i crostoni: abbrustolite qualche fetta di pane a lievitazione naturale, spalmatele generosamente di pesto e spezzateci sopra una mozzarella di bufala, così, senza pensarci troppo, magari la domenica a pranzo.

Prima che arrivi davvero l’autunno investite due minuti a fare il pesto con  le ultime zucchine che vi sono rimaste e fatene preziosi barattolini da congelare: quando tornerete a casa tardi, magari dopo che vi sarete dedicati a fare qualcosa che amate davvero fare, saranno perfetti come salva-cena e salva- aperitivo :-).