La cucina del riciclo: patè di melanzane grigliate

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Non so se capita anche a voi con le melanzane: io ne griglio sempre troppe. Per quanto siano anche facili e divertenti da cucinare, posto che si resista ai caldi infernali della griglia con queste temperature esterne, il risultato è sempre una vasca di melanzane che poi tocca rimangiare per una settimana intera, o che irrimediabilmente vengono buttate. E siccome a noi non ci piace buttare nulla oggi vi propongo un’idea-riciclo: il patè di melanzane grigliate, buonissimo spalmato sul pane da solo o come condimento per un panino farcito, come anche per un piatto di spaghetti.

Patè di melanzane grigliate

10 fette di melanzana grigliate

5 noci

olio evo

sale

pepe

qualche foglia di menta

Tagliate a pezzettini le melanzane e sgusciate le noci. Mettete il tutto nel mixer insieme a qualche fogliolina di menta e frullate. Aggiustate di sale e pepe e aggiungete olio, continuando a frullare, fino a ottenere una consistenza morbida. Trasferite in un barattolo. Potete anche congelarlo.

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Impara l’arte. Quiche alla Vignarola

Ho da poco finito di leggere “Julie&Julia”. A volte avevo l’impressione che fossi io a parlare, nel libro. Stessi pensieri, anche in alcuni modi di esprimerci ho trovato certe notevoli somiglianze. Anche per me sarebbe un sogno lavorare in pigiama. A casa mia intendo, con il mio computer, la mia tazza di caffè e via dicendo. Ma quanti lo hanno già sognato?  Recentemente mi sono chiesta quanti siamo nel mondo ad andare a lavorare ascoltando in macchina “Comptine d’un autre été”. O a cantare a squarciagola, secondo l’umore. Trovo in un certo modo confortante sapere che, qualunque cosa stia pensando, qualcuno da qualche parte lo ha già pensato. Lo sta pensando. Lo penserà. Tuttavia ciò rende assai improbabile che io abbia mai l’idea del secolo e questo lo trovo un tantino deprimente. Torniamo ai fornelli, fate un piccolo test enogastronomico. Pensate un piatto. Provate a pensare a qualcosa di veramente ardito, qualcosa che vi sembri proprio geniale, oppure accostate alimenti a caso e cercate su Internet. Scoprirete che qualcuno lo ha già fatto, scritto, fotografato e mangiato plurime volte. Allora mi chiedo: l’arte si impara, ma il genio??

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Spaghetti con pesto di rucola, ricotta e peperoni

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Da piccola sognavo di fare l’archeologa. Nella mia idea di chi sarei stata da grande, che mettevo quotidianamente in scena ogni pomeriggio, la mia vita si divideva fra lunghe campagne di scavo, in abiti kaki e cappellino con visiera, e periodici rientri in  facoltà, in tailleur e pila di libri sottobraccio, a tenere lezioni e conferenze. Così entravo in camera,  agenda e sussidiari alla mano e rossetto di mia madre sulle labbra, mi mettevo alla scrivania e iniziavo lunge dissertazioni e dettagliate relazioni su quanto fatto in campo, i risultati delle attività e poi aprivo la sessione di domande e risposte. Ovviamente si sentivano solo le risposte, perchè ero da sola. Non so mia madre che pensava, quali grandi speranze forse suscitava in lei questa figlia professoressa che organizzava ordinate classi di pupazzi di peluche. Tuttavia qualcosa negli anni non ha funzionato, mi sa: niente campagne di scavo, niente prestigiose cattedre americane, niente copertine sul National Geographics. Si, qualcosa è andato storto, direi, storto alla grande. Però la tuta kaki e il tailleur hanno continuato a convivere dentro di me, come i due lati di una stessa medaglia, adattandosi ai tempi e ai luoghi della mia vita. Così, mentre già occupavo un’anonima scrivania, mi sono iscritta all’università e nel tempo libero mi sono laureata. Riposti poi  i libri ho preso macchina fotografica, padelle e ho aperto il blog: non ho ancora deciso se questi siano la mia tutina kaki o il mio tailleur,  ma forse non devo nemmeno davvero decidere. Perché quando mi metto all’opera, vedo che cosa ho in casa di buono, penso a cosa farne, tiro fuori due padelle, il cavalletto e cerco la luce buona  io mi sento felice come quando in quei giorni lontani sognavo e giocavo a chi sarei stata da grande.

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Passaggio in Turchia: bulgur vegetariano speziato

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Ci sono profumi che sono indissolubilmente legati a luoghi, fatti e persone della nostra vita. Un particolare gel per capelli al mio primo bacio; un prodotto per la pulizia del legno al mio ultimo lavoro prima di quello attuale, duemila anni fa; il limone nella crema pasticcera alla mia mamma; il cumino a quel breve, intenso, passaggio in Turchia.

Ricordo con commozione la prima notte che ho passato a Istanbul.  Alle cinque, era ancora buio, i minareti hanno diffuso il canto dei muezzin per la prima preghiera del mattino: ho aperto gli occhi, mi sono affacciata alla finestra e ho ascoltato il canto in un’atmosfera magica… anche se poi mi sono riaddormentata quasi subito 🙂

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Istanbul è speciale. Non è solo per la bellezza della città, l’atmosfera da favola creata della sua architettura e la cordialità dei suoi abitanti.. Forse è l’idea di avere un piede in Asia, tanto che mentre attraversavo il Bosforo, in traghetto, continuavo ad avere questa visione epica di cavalieri al galoppo verso Damasco. Forse perché sognavo la Turchia da quando ero bambina, folgorata dall’Iliade e ancor più dal romanzo “La Torcia”, che ho letto, non scherzo, almeno venti volte e di cui -lo confesso- ogni tanto leggo ancora un pezzetto qua e la, che tanto lo so quasi a memoria 🙂

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Si, a Istanbul tornerò volentieri. Ho voglia di viaggiare un po’ e ho voglia di sole, tanto sole, senza il vento siberiano malefico di questa Pasquetta. Intanto, siccome repetita iuvant, venerdì scappo a Parigi per un rendez-vous primaverile con la mia amica futura chirurga. Poi vedremo.

Il piattino di oggi ha una nota orientale ma soprattutto è ideale per smaltire gli eccessi alimentari pasquali: è leggero e profumato e si prepara in poco tempo, che dire di più… un paio di cose, in effetti, o anche tre. Primo: il bulgur, se l’esotico vi scoraggia, è semplicemente grano spezzato. Siccome esistono almeno un milione di modi di cuocerlo vi consiglio di comprarne una confezione e seguire le istruzioni di cottura sul retro (il mio aveva 15 minuti di cottura, peso dell’acqua doppio rispetto al peso del bulgur). Secondo: si, lo ammetto, zucchine peperoni e melanzane non sono di stagione. E’ vero, mea culpa, ma c’avevo una gran voglia 🙂 E poi terzo: il cumino. Personalmente ho un rapporto molto conflittuale col il cumino per via dell’infinito numero di cous cous che ho rovinato: però se non lo metti se ne sente la mancanza, metterne troppo è di una facilità estrema e se ne hai messo troppo copre TUTTI gli altri sapori. Occhio, mi raccomando.

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Stagioni. Cavoletti di Bruxelles con mandorle, arancio e pomodori secchi

 

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Se avete voglia, e ve lo consiglio, di farvi un giro in qualche azienda agricola delle vostre parti, questo è il momento giusto per i cavoletti di Bruxelles. A differenza di quelli che si trovano nei supermercati, quelli coltivati in zona sono piccoli e tenerissimi, così non ho resistito a comprarne un sacchetto intero, e li ho cotti direttamente in forno, evitando di sbollentarli o di cuocerli al vapore. Questo è stato in effetti per me l’inverno delle verdure al forno, una cottura che prima riservavo solo alle patate e a pochi altri ortaggi: quest’anno invece ci ho cotto di tutto, dal cavolfiore alle carote, la zucca, i broccoli, ma che dire, basta lavare le verdure, condirle a piacere e tutto il resto lo fa il forno: non male, specie quando si ha poca voglia o poco tempo di stare ai fornelli! Provate. Il grande trucco che ho imparato per non far diventare mollicce le verdure al forno è quello di salarle solo a cottura ultimata, altrimenti con il sale tirano fuori l’acqua e addio. Il sapore poi è spettacolare, anche senza eccedere con i condimenti… insomma non so voi, ma in questa casa camperemo di rendita sfruttando il forno finché il clima ce lo consentirà 🙂

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Quando tutto ebbe inizio. Crema di ceci e radicchio rosso

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Era un pomeriggio di Ottobre del 2006, me lo ricordo come  fosse ieri. Ero da poco andata a vivere da sola e stavo tentando di imparare a cucinare: in particolare quel giorno stavo cercando su Internet informazioni sulla cucina macrobiotica, di cui avevo sentito parlare ma di cui realmente non sapevo nulla. Il secondo risultato che ho trovato era lei, la Cuoca Petulante. Ho cominciato a leggere molto incuriosita, soprattutto perché io a quel tempo non sapevo che esistessero i blog di cucina. Sulla destra poi ho trovato una lista di link di blog amici: e lì mi si è letteralmente aperto un mondo:)

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To Vega with love. Muffin con miele, arancio e semi di papavero

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Mi piacciono le etimologie, e confesso che quando non le conosco ci ragiono e alla fine spesso me le invento. Così riflettevo sull’aggettivo “vegano”, fissando il soffitto dopo una lunga passeggiata domenicale. E pensavo a questo evoluto abitante di Vega che mangia solo vegetali. Lui si che ha capito tutto, pensavo,  figuriamoci se si intossica a tavola, lui, lui mangia solo cose sane e fa solo cose che lo fanno stare bene: un essere completamente felice, un pacifista, un cerchio perfetto. E chiudendo gli occhi mi sono persa nello spazio buio e infinito, puntando proprio là, tra milioni di stelle, verso la luminosa Vega. Il rientro sulla Terra è stato assai meno poetico, essendo infatti Vegan niente altro che la contrazione, i cui dettagli trovate qui, di Vegetarian. Ma cosa importava in fondo, l’importante era non perdere la magia. La magia del sabato appena passato, una giornata fantastica trascorsa insieme ad un gruppo di amici che condividono una passione per il buon cibo, la stagionalità, il territorio e le sue produzioni alimentari e che hanno voglia di parlarne, di confrontarsi, di unire esperienze e di sperimentare intorno ad un grande tavolo. Così abbiamo lavorato per quasi dieci ore, e alla fine eravamo stanchi, si, ma di quella stanchezza buona, che ti fa crollare nel sonno senza pensieri, con gli arti pesanti e il sorriso sulle labbra. Così ho sentito il potere positivo di quattro menti pensanti, unite da un progetto comune.  E così mi sono messa alla prova, fotografando con pochissima luce, che ovviamente doveva piovere, e ho imparato più cose sabato che in tre mesi nei quali ho preferito aspettare la luce buona. Si, sono tornata a casa quasi volando per la gioia sabato sera. Se l’astronave stesse decollando e la destinazione fosse Vega, sarei davvero entusiasta dei miei compagni di viaggio 🙂

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Vellutata di cavolo cappuccio rosso con crostoni alle noci. Ripartire.

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Non potevo saperlo. Quella mattina non potevo sapere che per tutta la settimana Parigi sarebbe stata così vicina, si sarebbe imposta alla nostra vista con tale violenza. Parlavo di gioia, di lunghe passeggiate e di dolcetti. Rimpiango la spensieratezza delle festività, ora la cerco negli angoli, nelle pieghe dei giorni. Ho sentito tante cose, ne ho ascoltate veramente troppe. Ora ho solo bisogno di silenzio, un mare di silenzio. Ho bisogno di pensare. Silenzio e colore. Ieri pitturavo i miei nuovi sfondi di legno per le foto del blog, e mentre pitturavo sognavo. Sognavo cose fra le vene del legno. No, non sognavo la pace nel mondo come le “miss-ochette” dei film: tuttavia sono certa che se ognuno in cuor suo conoscesse un po’ più di pace, di pace nel mondo ce ne sarebbe tanta, tanta di più. Continua a leggere

Buono da pensare: pesto di zucchine crude

Ho tagliato di nuovo. E credo che taglierò ancora. Ho tagliato i capelli, ho accorciato le unghie, ho dismesso il fondotinta. Ho tolto le cose da terra, ho smesso di dividere i bianchi dai colorati, ho attaccato i mobili ai muri e credo che a breve ci attaccherò anche il mio smartphone, con un chiodo.  Il giorno che il mio cane, lasciato solo, ha sfasciato tutta una serie di soprammobili e cianfrusaglie, finalmente ho capito. Ho messo a vista tutto ciò che mi serve, il resto l’ho buttato. Mi piace l’idea di poter arrivare a prepararmi una valigia in 15 minuti, a prendere una decisione importante dopo 30 minuti di vera analisi dei fatti: togliere ciò che non serve più è il primo piccolo, ma fondamentale, passo. Cose, persone, discorsi, pensieri: la questione è di qualità, non di quantità. Ho bisogno di cose semplici e pragmatiche, di parole positive, di non disperdere energie, di ritagliarmi alcune ore di gioia concreta, passeggiando sotto questo ultimo, tiepido sole, con la macchina alla mano e guinzaglio nell’altra, o imparando qualcosa di nuovo in un libro, ad un corso, da qualcuno, e cercando di capire sempre meglio quale sia la strada giusta per me, soprattutto come imboccarla. E poi c’è il cibo. Si ribadisca l’ovvio, io non insegno a cucinare, che anzi avrei un’infinita voglia di imparare seriamente a farlo: condivido esperimenti, immagini, emozioni sul cibo.

Così, tanto per cambiare, l’altro giorno non avevo tempo. Però due cose so con certezza: che non sopporto la pasta all’olio e che si può fare un meraviglioso pesto di qualunque cosa in pochi minuti.

Pesto di zucchine crude

Prendete

1 zucchina

una punta di aglio

6 mandorle spellate

6 pezzetti di pecorino semistagionato grandi come le mandorle

una presina di sale grosso

qualche fogliolina di menta

olio evo

pepe nero

E

Lavate la zucchina, fatela a pezzi e mettetela nel mixer con una punta di aglio privato dell’anima, le mandorle, il sale, il pecorino, la menta e frullate. Io preferisco non ridurlo completamente in crema, ma il risultato spesso dipende dalla zucchina. Passate in una ciotolina, aggiungete una grattata di pepe e incorporate l’olio secondo i vostri gusti.

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Ah! Le dosi sono per due persone, nel caso moltiplicate.

Potete utilizzarlo come classico condimento per la pasta, come ho fatto io con gli spaghetti: in questo caso allungatelo con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e fate saltare un minuto.

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Questo pesto è buonissimo anche per i crostoni: abbrustolite qualche fetta di pane a lievitazione naturale, spalmatele generosamente di pesto e spezzateci sopra una mozzarella di bufala, così, senza pensarci troppo, magari la domenica a pranzo.

Prima che arrivi davvero l’autunno investite due minuti a fare il pesto con  le ultime zucchine che vi sono rimaste e fatene preziosi barattolini da congelare: quando tornerete a casa tardi, magari dopo che vi sarete dedicati a fare qualcosa che amate davvero fare, saranno perfetti come salva-cena e salva- aperitivo :-).