La pioggia di Giugno e la zuppa cremosa di fagioli e spinacini

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E prima caldo e  poi vento, quindi tempesta ma poi anche afa, sole cocente e aria condizionata , e pioggia, tanta, tutti i giorni a una certa, e insomma per farla breve mi sono ammalata. Io, scampata praticamente indenne a tutto l’inverno, mi sono ammalata a Giugno. Una mente fine direbbe che il corpo ci segnala quando la testa ha bisogno di una pausa… ma io adesso proprio non mi posso fermare!!!

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Se soffia tempesta. Biscotti all’olio d’oliva con fiocchi d’avena e cioccolato fondente

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“Grosse nuvole gonfie, nere come la furia, coprivano il cielo, mentre fulmini possenti squarciavano il buio. La pioggia scrosciava sull’erba verde in fitte frecce, il vento ci scomponeva i vestiti, i capelli si appiccicavano al viso, alle schiene… così la tempesta ci entrava dentro. E quando ci siamo asciugati non eravamo più gli stessi.” Continua a leggere

L’essenziale. Quinoa con crema di peperoni e calendula

IMG_2638Domenica pomeriggio sono andata a fare una passeggiata nel bosco per un corso sul riconoscimento delle erbe spontanee tenuto da Claudia, foodblogger bravissima che vi consiglio di andare a leggere ed esperta conoscitrice delle erbe spontanee sia sotto il profilo erboristico che quello culinario. Non la conosco ancora tantissimo, ma la prima differenza fondamentale che ho potuto notato tra noi durante il corso è che, catapultate in solitudine in un’immensa foresta, lei probabilmente sopravviverebbe diversi mesi mentre io morirei in 5 giorni. Il potere nutritivo, così come gli usi terapeutici delle piante che crescono in natura, senza alcun bisogno dell’intervento dell’uomo, sono aspetti che mi hanno sempre affascinato e che conosco ancora troppo poco, ma che sto cercando piano piano di apprendere. Se avrete occasione di frequentare un suo corso vi consiglio veramente di farlo: Claudia è competente, preparata e appassionata e soprattutto mi ha fatto riflettere. Cosa ci è davvero necessario? Pensavo al senso di andare al lavoro per avere i soldi per comprare vestiti per andare al lavoro. Pensavo al fondo pensionistico in cui sto versando dei soldi che mi verranno restituiti, a partire da quando avrò 70 anni, in 1080 comode rate mensili . Pensavo che ho 34 passwords ma non so mettere un bottone. Che senza ibuprofene durante il ciclo sono una donna perduta. Pensavo che ho soldi per pagarmi la benzina ma finisce che non riesco mai ad andare da nessuna parte. Che ho mille idee e niente in mano. Che lavoro da 12 anni ma non ho un mestiere. A volte penso che se continuo a rifletterci troppo finisco per uscire pazza. Oppure no? Cosa è veramente essenziale?   Continua a leggere

Passaggio in Turchia: bulgur vegetariano speziato

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Ci sono profumi che sono indissolubilmente legati a luoghi, fatti e persone della nostra vita. Un particolare gel per capelli al mio primo bacio; un prodotto per la pulizia del legno al mio ultimo lavoro prima di quello attuale, duemila anni fa; il limone nella crema pasticcera alla mia mamma; il cumino a quel breve, intenso, passaggio in Turchia.

Ricordo con commozione la prima notte che ho passato a Istanbul.  Alle cinque, era ancora buio, i minareti hanno diffuso il canto dei muezzin per la prima preghiera del mattino: ho aperto gli occhi, mi sono affacciata alla finestra e ho ascoltato il canto in un’atmosfera magica… anche se poi mi sono riaddormentata quasi subito 🙂

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Istanbul è speciale. Non è solo per la bellezza della città, l’atmosfera da favola creata della sua architettura e la cordialità dei suoi abitanti.. Forse è l’idea di avere un piede in Asia, tanto che mentre attraversavo il Bosforo, in traghetto, continuavo ad avere questa visione epica di cavalieri al galoppo verso Damasco. Forse perché sognavo la Turchia da quando ero bambina, folgorata dall’Iliade e ancor più dal romanzo “La Torcia”, che ho letto, non scherzo, almeno venti volte e di cui -lo confesso- ogni tanto leggo ancora un pezzetto qua e la, che tanto lo so quasi a memoria 🙂

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Si, a Istanbul tornerò volentieri. Ho voglia di viaggiare un po’ e ho voglia di sole, tanto sole, senza il vento siberiano malefico di questa Pasquetta. Intanto, siccome repetita iuvant, venerdì scappo a Parigi per un rendez-vous primaverile con la mia amica futura chirurga. Poi vedremo.

Il piattino di oggi ha una nota orientale ma soprattutto è ideale per smaltire gli eccessi alimentari pasquali: è leggero e profumato e si prepara in poco tempo, che dire di più… un paio di cose, in effetti, o anche tre. Primo: il bulgur, se l’esotico vi scoraggia, è semplicemente grano spezzato. Siccome esistono almeno un milione di modi di cuocerlo vi consiglio di comprarne una confezione e seguire le istruzioni di cottura sul retro (il mio aveva 15 minuti di cottura, peso dell’acqua doppio rispetto al peso del bulgur). Secondo: si, lo ammetto, zucchine peperoni e melanzane non sono di stagione. E’ vero, mea culpa, ma c’avevo una gran voglia 🙂 E poi terzo: il cumino. Personalmente ho un rapporto molto conflittuale col il cumino per via dell’infinito numero di cous cous che ho rovinato: però se non lo metti se ne sente la mancanza, metterne troppo è di una facilità estrema e se ne hai messo troppo copre TUTTI gli altri sapori. Occhio, mi raccomando.

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Stagioni. Cavoletti di Bruxelles con mandorle, arancio e pomodori secchi

 

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Se avete voglia, e ve lo consiglio, di farvi un giro in qualche azienda agricola delle vostre parti, questo è il momento giusto per i cavoletti di Bruxelles. A differenza di quelli che si trovano nei supermercati, quelli coltivati in zona sono piccoli e tenerissimi, così non ho resistito a comprarne un sacchetto intero, e li ho cotti direttamente in forno, evitando di sbollentarli o di cuocerli al vapore. Questo è stato in effetti per me l’inverno delle verdure al forno, una cottura che prima riservavo solo alle patate e a pochi altri ortaggi: quest’anno invece ci ho cotto di tutto, dal cavolfiore alle carote, la zucca, i broccoli, ma che dire, basta lavare le verdure, condirle a piacere e tutto il resto lo fa il forno: non male, specie quando si ha poca voglia o poco tempo di stare ai fornelli! Provate. Il grande trucco che ho imparato per non far diventare mollicce le verdure al forno è quello di salarle solo a cottura ultimata, altrimenti con il sale tirano fuori l’acqua e addio. Il sapore poi è spettacolare, anche senza eccedere con i condimenti… insomma non so voi, ma in questa casa camperemo di rendita sfruttando il forno finché il clima ce lo consentirà 🙂

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Quando tutto ebbe inizio. Crema di ceci e radicchio rosso

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Era un pomeriggio di Ottobre del 2006, me lo ricordo come  fosse ieri. Ero da poco andata a vivere da sola e stavo tentando di imparare a cucinare: in particolare quel giorno stavo cercando su Internet informazioni sulla cucina macrobiotica, di cui avevo sentito parlare ma di cui realmente non sapevo nulla. Il secondo risultato che ho trovato era lei, la Cuoca Petulante. Ho cominciato a leggere molto incuriosita, soprattutto perché io a quel tempo non sapevo che esistessero i blog di cucina. Sulla destra poi ho trovato una lista di link di blog amici: e lì mi si è letteralmente aperto un mondo:)

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Elogio della leggerezza. Tortina vegana al cacao e cocco

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Qualche tempo fa ho fatto un sogno bellissimo. Mi incamminavo per una stradina, molto ripida, che saliva verso la zona vecchia di una grande città. Salivo così tanto che a un certo punto mi trovavo sopra le nuvole. Il sole splendeva e il cielo era azzurro e infinitamente limpido sopra a un denso manto di morbide nuvole bianche, che cercavo di toccare allungando le mani oltre il muretto che costeggiava la mia strada. Mi sono svegliata quella volta meravigliosamente leggera, cosa che mi capita in realtà molto, molto raramente: di solito sembra più che mi riprenda da una botta in testa o da un’anestesia, per farvi capire 🙂 . Ho rivissuto questo sogno l’altro pomeriggio a occhi aperti mentre volavo, al tramonto sopra una nuvolosa Europa, verso Parigi, e quella sensazione dolcissima mi ha accompagnato poi mentre camminavo, mentre assaporavo finalmente per la prima volta questa meraviglia, mentre infine era già tempo di tornare a casa… e adesso me la voglio portare addosso più spesso possibile, nei passi, nei gesti, nelle parole… Leggerezza. Un energico massaggio alla testa. Un bagno lunghissimo in una vasca piena di schiuma. Un thè con un’amica. Una serata passata a ridere come stupide per telefono. Dormire a pancia in su. Fermarsi cinque minuti la mattina a bere un caffè. Non rifare il letto. Leggere un libro nel divano.  Seguire percorsi inediti tracciati dalle parole di menti geniali. Il profumo di lavanda. Si, coltivare leggerezza come fosse un fiore.

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To Vega with love. Muffin con miele, arancio e semi di papavero

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Mi piacciono le etimologie, e confesso che quando non le conosco ci ragiono e alla fine spesso me le invento. Così riflettevo sull’aggettivo “vegano”, fissando il soffitto dopo una lunga passeggiata domenicale. E pensavo a questo evoluto abitante di Vega che mangia solo vegetali. Lui si che ha capito tutto, pensavo,  figuriamoci se si intossica a tavola, lui, lui mangia solo cose sane e fa solo cose che lo fanno stare bene: un essere completamente felice, un pacifista, un cerchio perfetto. E chiudendo gli occhi mi sono persa nello spazio buio e infinito, puntando proprio là, tra milioni di stelle, verso la luminosa Vega. Il rientro sulla Terra è stato assai meno poetico, essendo infatti Vegan niente altro che la contrazione, i cui dettagli trovate qui, di Vegetarian. Ma cosa importava in fondo, l’importante era non perdere la magia. La magia del sabato appena passato, una giornata fantastica trascorsa insieme ad un gruppo di amici che condividono una passione per il buon cibo, la stagionalità, il territorio e le sue produzioni alimentari e che hanno voglia di parlarne, di confrontarsi, di unire esperienze e di sperimentare intorno ad un grande tavolo. Così abbiamo lavorato per quasi dieci ore, e alla fine eravamo stanchi, si, ma di quella stanchezza buona, che ti fa crollare nel sonno senza pensieri, con gli arti pesanti e il sorriso sulle labbra. Così ho sentito il potere positivo di quattro menti pensanti, unite da un progetto comune.  E così mi sono messa alla prova, fotografando con pochissima luce, che ovviamente doveva piovere, e ho imparato più cose sabato che in tre mesi nei quali ho preferito aspettare la luce buona. Si, sono tornata a casa quasi volando per la gioia sabato sera. Se l’astronave stesse decollando e la destinazione fosse Vega, sarei davvero entusiasta dei miei compagni di viaggio 🙂

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Spaghetti speziati con arancio e cavolfiore

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Ho bisogno del Natale. Dei miei parenti, dei pasti luculliani, di giocare a carte e non pensare più a niente. Degli abbracci, di scambiare regali e pensieri, raccontarsi l’anno trascorso davanti a una tazza di thè, farci i selfie e riderne fino alle lacrime. Natale per me è tutto questo è molto altro, inclusi purtroppo nebbia, grigio, gelo e quindi gli immancabili tosse, raffreddore e febbre 😦 Ma non mi scoraggio, e quest’anno ho iniziato a correre ai ripari in tempo dopandomi con vitamine a go-go, antisettici e antibiotici naturali!

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