E guardo fuori dalla finestra. Pesto di Stellaria.

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Non so dire esattamente quando, ma un giorno i cellulari sono diventati la nostra finestra sul mondo. Abbiamo iniziato a cercare notizie lì dentro, seguire le mode, condividere pensieri. A postare e sondare compulsivamente il teatrino dei commenti. Abbiamo smesso di guardare dentro alle finestre e abbiamo iniziato a controllare gli accessi su WhatsApp. Regrediti alla maturità emotiva di un sedicenne, abbiamo iniziato a guardare se una persona era verde sulla chat di Facebook giusto per capire cosa stava facendo in quel momento invece di chiamare. Abbiamo smesso di darci le pacche sulle spalle o meglio ancora un sano abbraccio che tanto ci sono i Like. Abbiamo smesso di telefonarci per uscire a bere una birra, tanto ci siamo visti online. Coi messaggi vocali abbiamo proprio smesso di chiamarci. Non più un tremito di voce, non più una pausa fra le parole… Abbiamo disincarnato un mondo intero sostituendolo con un surrogato virtuale. Ma là fuori, nel mondo vero, intanto la natura esplode. E aprendo la finestra, quella vera, la Bellezza di Marzo mi colpisce con la potenza del più bel quadro impressionista.

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Spaghetti con pesto di rucola, ricotta e peperoni

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Da piccola sognavo di fare l’archeologa. Nella mia idea di chi sarei stata da grande, che mettevo quotidianamente in scena ogni pomeriggio, la mia vita si divideva fra lunghe campagne di scavo, in abiti kaki e cappellino con visiera, e periodici rientri in  facoltà, in tailleur e pila di libri sottobraccio, a tenere lezioni e conferenze. Così entravo in camera,  agenda e sussidiari alla mano e rossetto di mia madre sulle labbra, mi mettevo alla scrivania e iniziavo lunge dissertazioni e dettagliate relazioni su quanto fatto in campo, i risultati delle attività e poi aprivo la sessione di domande e risposte. Ovviamente si sentivano solo le risposte, perchè ero da sola. Non so mia madre che pensava, quali grandi speranze forse suscitava in lei questa figlia professoressa che organizzava ordinate classi di pupazzi di peluche. Tuttavia qualcosa negli anni non ha funzionato, mi sa: niente campagne di scavo, niente prestigiose cattedre americane, niente copertine sul National Geographics. Si, qualcosa è andato storto, direi, storto alla grande. Però la tuta kaki e il tailleur hanno continuato a convivere dentro di me, come i due lati di una stessa medaglia, adattandosi ai tempi e ai luoghi della mia vita. Così, mentre già occupavo un’anonima scrivania, mi sono iscritta all’università e nel tempo libero mi sono laureata. Riposti poi  i libri ho preso macchina fotografica, padelle e ho aperto il blog: non ho ancora deciso se questi siano la mia tutina kaki o il mio tailleur,  ma forse non devo nemmeno davvero decidere. Perché quando mi metto all’opera, vedo che cosa ho in casa di buono, penso a cosa farne, tiro fuori due padelle, il cavalletto e cerco la luce buona  io mi sento felice come quando in quei giorni lontani sognavo e giocavo a chi sarei stata da grande.

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Stagioni. Pesto di cavolo nero

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Inverno. Finalmente ha nevicato e io mi sono subito ammalata. Devo dire  anche che sono guarita in tempi record rispetto ad altre persone massacrate per settimane dall’influenza: insomma, una notte da Don Rodrigo con la peste e il giorno dopo stavo già decisamente meglio. Ora, vuoi che abbia preso una forma blanda, vuoi che abbia un fisico resistentissimo degno di studi scientifici, sia come sia una cosa la posso dire: non ho carenza di vitamine. Sto mangiando moltissima verdura, e sopratutto solo di stagione: non un pomodoro, non un peperone, solo chili e chili di cavolame, broccolame, radicchiame, finocchiame, ecc. Quando mangiamo un pomodoro a metà Febbraio dobbiamo avere la chiara consapevolezza di star introducendo nel nostro organismo acqua, in buona sostanza. Non molto più che acqua. Non fa male, certo, però è importante sapere che non fa nemmeno bene quanto potremmo supporre accingendoci a mangiare un’insalata estiva in pieno inverno. Continua a leggere

Buono da pensare: pesto di zucchine crude

Ho tagliato di nuovo. E credo che taglierò ancora. Ho tagliato i capelli, ho accorciato le unghie, ho dismesso il fondotinta. Ho tolto le cose da terra, ho smesso di dividere i bianchi dai colorati, ho attaccato i mobili ai muri e credo che a breve ci attaccherò anche il mio smartphone, con un chiodo.  Il giorno che il mio cane, lasciato solo, ha sfasciato tutta una serie di soprammobili e cianfrusaglie, finalmente ho capito. Ho messo a vista tutto ciò che mi serve, il resto l’ho buttato. Mi piace l’idea di poter arrivare a prepararmi una valigia in 15 minuti, a prendere una decisione importante dopo 30 minuti di vera analisi dei fatti: togliere ciò che non serve più è il primo piccolo, ma fondamentale, passo. Cose, persone, discorsi, pensieri: la questione è di qualità, non di quantità. Ho bisogno di cose semplici e pragmatiche, di parole positive, di non disperdere energie, di ritagliarmi alcune ore di gioia concreta, passeggiando sotto questo ultimo, tiepido sole, con la macchina alla mano e guinzaglio nell’altra, o imparando qualcosa di nuovo in un libro, ad un corso, da qualcuno, e cercando di capire sempre meglio quale sia la strada giusta per me, soprattutto come imboccarla. E poi c’è il cibo. Si ribadisca l’ovvio, io non insegno a cucinare, che anzi avrei un’infinita voglia di imparare seriamente a farlo: condivido esperimenti, immagini, emozioni sul cibo.

Così, tanto per cambiare, l’altro giorno non avevo tempo. Però due cose so con certezza: che non sopporto la pasta all’olio e che si può fare un meraviglioso pesto di qualunque cosa in pochi minuti.

Pesto di zucchine crude

Prendete

1 zucchina

una punta di aglio

6 mandorle spellate

6 pezzetti di pecorino semistagionato grandi come le mandorle

una presina di sale grosso

qualche fogliolina di menta

olio evo

pepe nero

E

Lavate la zucchina, fatela a pezzi e mettetela nel mixer con una punta di aglio privato dell’anima, le mandorle, il sale, il pecorino, la menta e frullate. Io preferisco non ridurlo completamente in crema, ma il risultato spesso dipende dalla zucchina. Passate in una ciotolina, aggiungete una grattata di pepe e incorporate l’olio secondo i vostri gusti.

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Ah! Le dosi sono per due persone, nel caso moltiplicate.

Potete utilizzarlo come classico condimento per la pasta, come ho fatto io con gli spaghetti: in questo caso allungatelo con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta e fate saltare un minuto.

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Questo pesto è buonissimo anche per i crostoni: abbrustolite qualche fetta di pane a lievitazione naturale, spalmatele generosamente di pesto e spezzateci sopra una mozzarella di bufala, così, senza pensarci troppo, magari la domenica a pranzo.

Prima che arrivi davvero l’autunno investite due minuti a fare il pesto con  le ultime zucchine che vi sono rimaste e fatene preziosi barattolini da congelare: quando tornerete a casa tardi, magari dopo che vi sarete dedicati a fare qualcosa che amate davvero fare, saranno perfetti come salva-cena e salva- aperitivo :-).