Muffin alla farina di mandorle, fragole e lavanda

Ho ricominciato a ballare da sola con le cuffie, in camera, come a diciotto anni. E a cantare sotto la doccia. Mi mancavo un sacco e non me n’ero nemmeno accorta! Mi ero dimenticata le piccole gioie della vita. Svegliarsi con un sorriso, ad esempio. Mettersi una mano sull’altra e sentire che non c’è bisogno di altro. Camminare da sola per le vie del centro, fare la spesa dal macellaio per provare le ricette che avevo fatto a scuola. E poi, bersi uno Spritz al telefono con un’amica, quando il sole inizia a calare e l’aria si fa tiepida e fresca allo stesso tempo. Così riprendo fiato e realizzo. Imparo l’amor proprio. Poi ogni tanto piango, ma questa è un’altra storia e oggi non ho proprio voglia di raccontarvela… sarà per un’ altra volta. Ora devo pensare a costruirmi un lavoro e mi sono data un obiettivo per la fine dell’estate, che ho chiamato “Operazione Costarica”, e vi lascio immaginare le mie intenzioni quali siano 🙂 Anche perché sono stata abituata a lavorare per obiettivi per un sacco di anni e se non me ne do uno non carburo proprio… Ora che ci posso pensare serenamente, ho imparato un sacco di cose dal mio vecchio lavoro che mi saranno utili per quello nuovo, come l’inglese, la capacità di pianificare e di portare a termine un progetto… e ora il progetto è tutto mio ❤ . Non vedo l’ora di iniziare, così tante cose passeranno da sole, scivoleranno via naturalmente, e andremo avanti. Lo posso già sentire, come posso sentire le rondini che sono arrivate giusto stamattina dopo un lungo viaggio…

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Guardando l’acqua da uno scoglio. Carpaccio di pesce spada con pesche e lavanda

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Quanto era facile tuffarsi in acqua quando ero bambina. Di testa, a bomba, a candela, quanto era facile, e quanto era bello!  Ci tuffavamo per ore, in file circolari, risalivamo gli scogli come granchietti e non ci scoraggiavano le nostre dita spiegazzate dal lungo ammollo, i graffi sulle braccia, le sonore panciate con risate annesse e nemmeno le urla dei grandi che dalla riva incitavano in coro a uscire dall’acqua. Quanto era bello lanciarsi dai muretti, quando sotto c’era papà a dirti: “Tranquilla. Ti prendo io.” Quanto era facile chiudere gli occhi e lasciarsi nel vuoto. E dietro applausi e risa, e: “Ancora! Ancora!”.

Darei tutto l’oro del mondo per tornare all’esatto momento della mia vita in cui gli scogli sono cominciati a diventare troppo alti, l’acqua troppo scura, la panciata troppo indecorosa. Quando ho realizzato che lanciarsi era un rischio troppo grande, perché sotto non c’era più nessuno a prenderti.

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L’abbondanza. Clafoutis ai lamponi e mirtilli con cioccolato bianco e lavanda

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Lo scorso fine settimana sono andata a pranzo con degli amici in un agriturismo biologico nel Chianti. All’ombra di un gazebo bianco abbiamo bevuto vino francese e mangiato del pesce cucinato e presentato in maniera a dir poco strepitosa, con mille contrasti di sapori, guarnito con petali di fiori edibili… insomma, esattamente come piace a me. Era un giorno di sole, il cielo era limpido ed eravamo all’interno del più bel giardino che io abbia mai visto: aiuole rigogliose, ricche della più ampia varietà di piante, fra cui oltre cinquecento tipi solamente di rose, in un infinito, ordinato caos… qua e là per terra c’erano piccole e dolcissime fragoline selvatiche, l’erba era morbida, l’aria profumata, i colori tipici di un film di Sorrentino. Era tutto semplicemente perfetto.

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L’alba del giorno dopo. Biscotti di riso, miele e lavanda

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Non per fare il bollettino meteo, ma qui oggettivamente fa un caldo allucinante. Ieri sera io, notissima freddolosa, me ne stavo placidamente seduta in giardino in infradito, maniche corte e capelli bagnati. Non so se sia una cosa positiva, in linea generale, per essere metà ottobre: a leggere le notizie sulle alluvioni di questi giorni direi proprio di no, ma lì non so dire se il problema stia in cielo o in terra… Continua a leggere