Oro. Sciroppo alle viole

Rielaboro le tracce del passaggio. Le orme impresse nella sabbia bagnata. Chiudo le ferite con  filo di vetro. Tesso trame con linee invisibili e guardo il cielo mite. Misuro il tempo come funzione del pensiero, e conto il vuoto fra un respiro e l’altro. Le parole che ancora devo dire, quelle che danno il senso, che incorniciano il quadro. Le parole più difficili. Curo con le viole la notte senza sonno.  Mi perdo negli occhi e nei sorrisi, negli abbracci ritrovo la mia pace. Bevo parole da calici dorati. Così semino spiccioli e raccolgo oro.

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Prove di primavera. Risotto alle viole

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Sabato mattina sono andata a cogliere le viole. Sapevo che il tempo sarebbe peggiorato e avevo assoluto bisogno di assaporare il primo soffio di primavera. L’aria tiepida, il prato fiorito, le prime timide gemme sugli alberi. Sotto le foglie morte, quasi fuori da un lungo inverno, la natura sembra stirare le sue membra, respirare forte, prepararsi a rinascere. Si, come la primavera, anche noi non potremo limitarci a sbocciare. Dovremo esplodere.

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Le viole sembrano farfalle posate sull’erba. Con un po’ di fortuna, pioggia permettendo, si potranno cogliere per tutto il mese, ma nel dubbio, intanto, ho colto queste prime violette dolci, profumatissime, le ho lavate e asciugate bene e le ho congelate, perché all’aria resistono un giorno solo: ne ho lasciata fuori solo una manciata, con cui ho fatto il risotto.

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