Linguine cacio e pepe con asparagina e il vuoto creativo

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Fra tre ore devo partire e non ho ancora fatto la valigia, ma quando l’ispirazione chiama, chiama, e va seguita al volo. Vi raccontavo un paio di settimane fa di quanta poca voglia avessi di fare qualunque cosa in questo periodo, e scrivere e cucinare rientravano purtroppo per un colpo di coda fra queste, ma in questi giorni ho piuttosto capito che il circolo è più vizioso di quanto avessi  inizialmente creduto. Jep Gambardella nel mio film preferito diceva: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”. Io questa scoperta devo averla fatta a trentacinque, ma a volte ho la sensazione di aver tolto così tanto da essere rimasta con un pugno di sabbia in mano. E’ che c’è vuoto e vuoto, e qui sta il punto: c’è un vuoto di silenzi, di occasioni mancate, di cose che uno proprio non ne può più di fare, dal piegare vestiti a leggere la posta in ufficio, che è quel vuoto che ti fa chiudere i battenti in cucina e sul blog e non ti fa mai alzare in tempo – e felice- dal letto la mattina. E poi c’è quel vuoto che invece può essere la caldera di grande creatività, se vi arde il fuoco giusto: il carburante è la gioia.  Un’altra grande scoperta che ho fatto di recente è che la gioia si propaga per contatto, e non è allora un caso che sia qui a scrivere mentre aspetto di incontrare una persona fantastica, che mi ispira pace, benessere, grande voglia di fare. Dite che di persone così dovrei vederne più spesso?

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Anche perché mi ero data un obiettivo chiarissimo, semplice, cristallino: scrivere un post a settimana. Ma visto che ho fallito l’obiettivo alla settimana 1, ammetto che se scrivere fosse il mio mestiere, di questi periodi  morirei di fame. Tuttavia non lascerò morire di fame voi, e così oggi vi presento l’ultima fatica di casa Soul of Food, un piatto delizioso che coniuga la morbidezza di una ricetta toscana classica, la pasta con cacio e pepe, e la croccantezza dell’asparagina, la regina di questo mese. Perché va bene il vuoto, ma un piatto così non si può che provare a farlo… 🙂

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Impara l’arte. Quiche alla Vignarola

Ho da poco finito di leggere “Julie&Julia”. A volte avevo l’impressione che fossi io a parlare, nel libro. Stessi pensieri, anche in alcuni modi di esprimerci ho trovato certe notevoli somiglianze. Anche per me sarebbe un sogno lavorare in pigiama. A casa mia intendo, con il mio computer, la mia tazza di caffè e via dicendo. Ma quanti lo hanno già sognato?  Recentemente mi sono chiesta quanti siamo nel mondo ad andare a lavorare ascoltando in macchina “Comptine d’un autre été”. O a cantare a squarciagola, secondo l’umore. Trovo in un certo modo confortante sapere che, qualunque cosa stia pensando, qualcuno da qualche parte lo ha già pensato. Lo sta pensando. Lo penserà. Tuttavia ciò rende assai improbabile che io abbia mai l’idea del secolo e questo lo trovo un tantino deprimente. Torniamo ai fornelli, fate un piccolo test enogastronomico. Pensate un piatto. Provate a pensare a qualcosa di veramente ardito, qualcosa che vi sembri proprio geniale, oppure accostate alimenti a caso e cercate su Internet. Scoprirete che qualcuno lo ha già fatto, scritto, fotografato e mangiato plurime volte. Allora mi chiedo: l’arte si impara, ma il genio??

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