Il cuore del problema e l’ossobuco al dragoncello

Che ne dite di questo ossobuco, a cui qualcuno ha mangiato il cuore prima che io potessi fotografarlo? Direttamente dalla pentola, a tre minuti dall’impiattamento, passa mio padre e se lo pappa, apologizzando poi con la mitica frase “Non avevo capito che dovevi fotografarlo…”. Ma del resto qual migliore e sottile metafora della vita è racchiusa in questo ossobuco: non sai mai quando e come ti porteranno via il cuore. Ho messo il mio cuore in un barattolo e l’ho spedito via. Molto lontano, in realtà, e vivo in attesa che me lo riportino. Oltretutto, sto passando un novembre pessimo, perennemente ammalata, con la sveglia a un orario da malati di mente, la ceretta non fatta, una testa che sembra un pavone, narcolessie pomeridiane e paralisi notturne: ma va tutto bene! Del resto ho imparato che in questi momenti in cui vorrei solo spaccare tutto la situazione non può che migliorare.

In questi momenti di psicodramma esistenziale non c’è miglior rimedio che provare a fare qualcosa di nuovo: allora ossobuco, cucinato per la prima volta e devo dire con eccellenti risultati. Morbido al punto giusto e saporito, cucinato in bianco con qualche foglia di dragoncello a regalargli un profumo unico.

Provate a farlo, intanto: alla prossima puntata, appena compro il forno, vi racconto di casa nuova e lavoro nuovo 🙂

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