Matcha tea muffins di una domenica pomeriggio

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Ho conosciuto il thè matcha qualche anno fa, mentre scaldavo la sedia in ufficio e mi scaldavo l’anima girando per blog durante la mia pausa pranzo. Il matcha è un thè cinese verdissimo, ottenuto dalla complessa lavorazione delle foglie, che vengono cotte a vapore e quindi ridotte in polvere finissima e impalpabile. Ingrediente- feticcio di molte blogger e chimera per molti anni, sia perché quasi introvabile sia perché costosissimo, è finalmente arrivato nelle mie mani durante una visita ad un tempio buddista del Nord-Italia, che lo vendeva ad un prezzo tutto sommato equo: ed eccoci qua. La scorsa domenica ho invitato un gruppo di amici per una sorta di cerimonia del thè delle cinque e per fare due chiacchiere: su gentile invito di mia sorella a produrre muffins adatti all’occasione ho pensato a quella bustina di matcha che giaceva inutilizzata in dispensa. Ho unito una manciata di mirtilli rossi secchi all’impasto e, una volta cotti, li ho accompagnati con una tisana ai fiori di loto, anch’essa acquistata al tempio. Fra le cose che adoro infatti ci sono anche i muffin della domenica. Mi piace prepararli dopo pranzo e poi mandare gli inviti alle persone, che di solito ad un muffin non rinunciano mai!  Mi piace l’atmosfera che si crea quando il sole è ormai tramontato e l’acqua bolle sul fuoco. Mi piacciono le chiacchiere da divano e le tazze fumanti e profumate. E la cosa che amo di più di questi momenti è incartare i muffins rimasti e regalarli per la colazione dell’ indomani 🙂

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Scones all’uvetta con note a margine

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Ho vissuto momenti di grande ispirazione nella mia vita. Momenti di gioia pura e di grande fiducia, in me stessa e nelle possibilità che il mondo intorno a me poteva offrire. Ecco, questo Natale, con annesso Capodanno e rientro in ufficio non è stato esattamente uno di quei momenti. Credo di aver toccato il fondo assoluto della mia batteria interiore a Natale, a casa di mia nonna, mentre sedevo, scarmigliata e in ciabatte, in mezzo ai miei parenti, con la loquacità di un pesce rosso e la verve di un morto da tre giorni. C’è poco da fare in questi casi: quando uno è a terra bisogna che per un po’ si sieda. Il mio 2015 è stato un anno faticoso, controverso, e sono stata felice di salutarlo. Poi il terzo giorno dell’anno nuovo mi sono seduta qui davanti, senza scrivere nulla, e mi sono messa a pensare a cosa è cambiato in me da quando l’ho aperto, questo blog. L’ ho aperto in uno di quei momenti deliziosi della mia vita in cui io sorridevo al mondo e lui mi mi sorrideva di rimando: ritornare a scrivere era la gioia più grande che potessi regalarmi, in quel momento. Fin da ragazzina sono sempre stata una prolifica scrittrice: ho montagne di diari, che ho scritto da quando avevo 11 anni fino ai 28. A parte  che negli anni in cui sono stata fidanzata non ho scritto assolutamente nulla. Ops. Ci sono pagine bianche, buchi temporali nella narrazione della storia della mia vita perfettamente coincidenti alle mie storie d’amore più serie. Forse che un fidanzato,  in quanto amico e confidente, sostituisse in qualche modo la funzione del diario -annotare i fatti miei, gioie e paturnie, e poi trarne consiglio? O forse semplicemente non c’era nulla che ritenevo di dover essere raccontato o discusso tra me e me, in quei periodi? Come se qualcosa di me si fosse sospeso, sopito, o fosse andato a farsi un giro. Adesso, le narrazioni delle mie alterne singletudini non rappresentano alcun motivo particolare di interesse, e nemmeno le rileggo con piacere -magari fra vent’anni…- tuttavia il grande Why? mi ha tenuto sveglia qualche pomeriggio delle mie solitarie ferie post-natalizie. La lampadina mi si è accesa mentre portavo a spasso il cane: credo che il nodo della questione stia in un problema di deleghe. Nelle scelte che facciamo, o che non facciamo, o che facciamo fare ad altri per noi. Come quando lasci giù quel cappello che adori perché ti hanno detto che ti sta malissimo. Come quando dici “Scegli te, che a me va bene tutto”, ma non lo pensi fino in fondo. Come in un lavoro fisso, in cui non devi scegliere nulla, ma casomai ringraziare che ti abbiano scelto. Come quando lanci in aria una moneta, e trattieni il fiato in attesa di vedere qual’è la faccia che deciderà per te.

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